Presidente Napolitano, troppa grazia firma ora

       «La mia cella era di due metri per uno, senza luce. Era in un palazzo dei servizi. Mi hanno legato le mani e un piede, mi facevano camminare, io cadevo e loro ridevano. Poi hanno continuato con le scosse elettriche, pugni, schiaffi. [...] L'interrogatorio è durato sette mesi, fino al 14 settembre 2003, ma mi sono sembrati sette anni. [...] »

      «Dopo un altro viaggio [...] quando ho chiesto del bagno, mi hanno detto che era la mia cella... C'era una puzza incredibile... Sono rimasto altri sei mesi e mezzo in questo posto [...] La cella era senza aria, scarafaggi e topi camminavano sul mio corpo... Quando entrava il guardiano, dovevo mettermi in ginocchio, altrimenti mi toccava con un bastone elettrico... [...] mi spogliano nudo, minacciano di violentarmi, mi danno scosse con un bastone elettrico: uno mi tiene le parti intime e me le schiaccio se non parlo... Poi mi stendono su una porta di ferro che chiamano "la sposa": qui prendo calci, scosse elettriche con i fili e intanto mi gettano acqua fredda».

        [tratto da: Il memoriale di Abu Omar, Corriere della Sera, 09 novembre 2006 - Paolo Biondani, Gianni Santucci]

 

Gentile Presidente Napolitano,

siamo certi che la lettura della testimonianza sopra riportata delle torture subite da una delle vittime del programma di "extraordinary renditions" Le provocherà, come a noi, profondi turbamento, sdegno, rabbia e compassione. 

Qualcuno potrà anche considerarsi singolare e critico il contesto all'interno del quale è sorto quel programma internazionale di rapimenti di individui semplicemente sospettati di coinvolgimento in organizzazioni terroristiche. Rimane tuttavia il fatto che tale programma è stato condotto in violazione di ogni norma non solo di diritto penale, ma persino di dirtto umano: dall'assenza di un qualsiasi straccio di procedimento penale, alla violenza di rapimenti, trasferimenti forzati e torture a non finire.

Lei certamente condivide la convinzione che i diritti fondamentali sono, in quanto tali, incondizionati. Di conseguenza, o sono rispettati senza eccezione, o le eccezioni ne distruggono il senso. 

In questa luce, con grande disappunto prendiamo atto de Suo gesto di clemenza nei confronti del colonnello Joseph L. Romano in relazione alla sua condanna per le responsabilità nel programma di "extraordinary renditions", e riteniamo il Suo atto di clemenza di portata devastante nei confronti della tutela dei diritti civili ed umani che lo Stato Italiano è tenuto a garantire.

Sottoscriviamo il contenuto della lettera aperta che il ricercatore Sergio Finardi Le ha rivolto dalle pagine de Il Manifesto, nell'edizione di domenica 4 Aprile 2013 - e che riportiamo di seguito - cui La invitiamo a rispondere.

================================================

       Nessuna clemenza per la pratica delle renditions  - di Sergio Finardi

Gentile presidente Napolitano, leggo nel comunicato del Quirinale sulla grazia concessa all’oggi colonnello Joseph L. Romano: «Il presidente Usa Barack Obama, subito dopo la sua elezione, ha posto fine a un approccio alle sfide della sicurezza nazionale, legato ad un preciso e tragico momento storico e concretatosi in pratiche ritenute dall’Italia e dalla Unione europea non compatibili con i principi fondamentali di uno stato di diritto». Nessuna delle due parti di cui è costituita la frase a lei attribuita è vera. Innanzitutto non è che l’Italia e l’Unione europea «ritengono» le «pratiche» statunitensi delle extraordinary renditions «non compatibili» con lo stato di diritto, è che ci sono due convenzioni internazionali - firmate anche dagli Stati uniti - a proibire tassativamente quelle pratiche, in qualsiasi circostanza. E quelle «pratiche», signor presidente, hanno riguardato il rapimento e la tortura di migliaia di persone.
In secondo luogo - e principalmente - il presidente statunitense Obama non solo non ha mantenuto le sue promesse elettorali relative alla chiusura dell’infame Guantanamo e di molti altri luoghi (non più) segreti di detenzione indefinita e senza processo - cosa gravissima per un premio Nobel per la Pace, premio datogli anche sulla speranza che le mantenesse tali promesse - ma ha opposto ogni possibile ostacolo alla conoscenza della verità.
Obama ha infatti reso ancora più difficile scoprire la verità sul programma delle renditions e sulle reali circostanze relative
a migliaia di rapimenti. Ha poi esplicitamente sollevato dalle loro responsabilità sia chi ha dato ordini illegali sia chi li ha
eseguiti, ordini che non avrebbero mai dovuto essere portati avanti.
Obama ha inoltre nominato come suoi consiglieri o in posizioni-chiave della sua Amministrazione, uomini coinvolti fino
al collo in quello che lei definisce «approccio alle sfide della sicurezza» e che è stato ed è invece una serie di politiche iniziate non dopo gli eventi del Settembre 2001, ma sotto il presidente Clinton, chiara dimostrazione del disprezzo totale che gli Stati uniti hanno del diritto internazionale e della sovranità degli altri Paesi, inclusi gli alleati, quando ritengono utile violarli entrambi.
Queste nomine hanno compreso persone quali John Owen Brennan, ora direttore della Cia, la cui precedente  candidatura era stata silurata dal Senato statunitense nella prima amministrazione Obama proprio perché coinvolto pienamente nel programma delle renditions. Quello stesso Brennan che si è poi distinto come il più forte sostenitore dell’uso dei droni, che in 90 attacchi hanno smembrato tremila pachistani civili («collateral damages»), tra cui molti bambini e donne, anche recentissimamente.
O come il generale Stanley Allen Mc-Chrystal, nominato nel 2009 capo della missione Isaf in Afghanistan, ma comandante nel 2003-2005 delle forze speciali conosciute con la sigla Task Force 6-26, responsabili di orrende torture di prigionieri iracheni a Camp Nema, base militare di Baghdad, torture emerse in ogni particolare nelle inchieste del New York Times e di Human Rights Watch del 2006.
A questo si aggiunga che in queste settimane l’Amministrazione Obama ha ordinato l’alimentazione forzata (con un tubo
diretto allo stomaco) di 128 prigionieri di Camp 6 - tra quelli ancora detenuti a Guantanamo - che hanno dichiarato lo
sciopero della fame per protestare, per l’ennesima volta, 11 anni di detenzione senza processo e senza accuse.
Nonmeno importante, il fatto che l’Fbi di Obama si sta distinguendo per la persecuzione accanita e in molti casi abnorme
delle organizzazioni e degli individui che hanno guidato le proteste contro la continuazione di fatto delle guerre di Bush o
hanno - come il soldato BradleyManning - contribuito a rivelare le attività criminali perpetrate dagli Stati uniti in Iraq e in Afghanistan.
Gentile presidente, voglio sperare che lei sia stato male consigliato e informato.
Voglio però anche dirle che il suo gesto di clemenza virtuale per un fuggitivo, militare consapevolmente coinvolto nel rapimento di Abu Omar (e probabilmente di altri, dato il ruolo ricoperto), suona insopportabile e profondamente offensivo per chi abbia a cuore la sovranità e la magistratura italiane, per chi non abbia dimenticato come gli Stati uniti abbiano risposto alla richiesta di verità sull’uccisione di Nicola Calipari e il ferimento di Giuliana Sgrena e Andrea Carpani, infine per persone come chi le scrive.
Persone di molte nazionalità diverse che si sono unite e hanno messo a disposizione le loro professionalità (e spesso le
loro carriere) in anni di ricerca per svelare e far finire le orribili pratiche legate al programma delle extraordinary  renditions - dalle nostre prime denunce del 2004 a quelle sul coinvolgimento dei governi europei del 2006 (compresa l’Italia, proprio su queste pagine), allo svelamento nel 2008 delle tante prigioni-tortura installate dalla Cia in vari Paesi europei.
Proprio venerdì, l’alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, Navy Pillay, ha criticato duramente  l’Amministrazione Obama, si legge nel comunicato «per la continua, indefinita incarcerazione di molti prigionieri (che è) chiaramente contraria alle leggi internazionali ». «Dobbiamo essere chiari (...), gli Stati Uniti sono non solo in violazione delle proprie promesse, ma anche delle leggi e standard internazionali che sono obbligati a rispettare».
Di quale «por fine» da parte di Obama parla, signor presidente? Non c’era modo peggiore di chiudere la Sua presidenza.

Firma La Petizione

Firma con Facebook
O

Se disponi già di un account esegui il login, altrimenti procedi alla registrazione e firma riempiendo i campi qua sotto.
Email e password saranno i tuoi dati account, potrai così firmare altre petizioni dopo aver eseguito il login.

Privacy nei motori di ricerca? Usa un soprannome:

Attenzione, l'email deve essere valida al fine di poter convalidare la tua firma, altrimenti verrà annullata.

Confermo la registrazione ed accetto Uso e limitazioni dei servizi

Confermo di aver preso visione della Privacy Policy

Acconsento al Trattamento dei dati personali

Bacheca

Chi ha firmato questa petizione ha visto anche queste campagne:

Firma La Petizione

Firma con Facebook
O

Se disponi già di un account esegui il login

Commento

Confermo la registrazione ed accetto Uso e limitazioni dei servizi

Confermo di aver preso visione della Privacy Policy

Acconsento al Trattamento dei dati personali

Obiettivo firme
15 / 1000

Firme Recenti

Informazioni

Tags

clemenza, extraordinary, grazia, napolitano, rapimenti, renditions, romano

Condividi

Invita amici dalla tua rubrica

Codici Per Incorporamento

URL diretto

URL per html

URL per forum senza titolo

URL per forum con titolo

Widgets