Piattaforma precari scuola CPS Palermo firma ora

PIATTAFORMA CPS Palermo


PREMESSA

Il Governo attuale ha avviato la politica dei tagli al mondo della Scuola dell’Università e della Ricerca e, continua, incurante della gravissima situazione occupazionale e del degrado a cui si sta condannando la scuola pubblica statale, nel proseguire il proprio disegno “demolitore”, determinando le condizioni per un’Italia dell’ignoranza in una società che in Europa e nel mondo punta sulla conoscenza.
In questi ultimi due anni, avverso la cosiddetta “riforma”, sono state messe in campo numerose iniziative:

• Tutte le OO.SS , in modi e tempi diversi e con più o meno forza, hanno chiesto un confronto su questi “temi” con il Ministro Gelmini.
• La popolazione studentesca ha contrastato con mobilitazioni “forti” questo genere di politica impositiva al limite con il “dittatoriale”, avendo ampiamente usufruito di Decreti legge.
• Grande è stata la disapprovazione degli addetti ai lavori (tutto il corpo docente dalla scuola dell’infanzia alle superiori, esperti pedagogisti e tutto il personale ATA).
• I lavoratori precari, i più colpiti dalla riforma iniqua, hanno messo in campo iniziative di contrasto, contro i TAGLI e a difesa della qualità della scuola, a volte rischiose come scioperi della fame e assalti ai tetti, a volte con iniziative di rottura con gli schemi tradizionali di lotta costringendosi a umilianti coreografie per attirare l’attenzione dei media, o improvvisandosi cantautori di ridicole canzonette per arrivare ai cuori dell’opinione pubblica ormai offuscata da anni ed anni di tv-spazzatura.

Il CPS Palermo, nel richiedere un’apertura al dialogo relativamente a questi temi, alle istituzioni preposte all’istruzione, sia a livello locale, regionale, che nazionale, desidera dare il proprio contributo alla salvaguardia di quello che ritiene essere il più grande bene comune: ”La scuola pubblica statale, una scuola di tutti e per tutti, che conservi oltre la qualità la propria laicità”.
“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”. (Dante, Inferno, Canto XXVI )


UNO SGUARDO ALLA SCUOLA SICILIANA

E’ notorio che tutti i governi abbiano guardato al Sud non come risorsa ma come un problema, come non ne abbiano adeguatamente promosso lo sviluppo e vi abbiano assegnato risorse molto spesso spese male o in modo carente:
• Tanti edifici scolastici non sono a norma e versano in cattive condizioni sia per mancanza di manutenzione ordinaria e straordinaria, sia per deficit strutturali ed organizzativi, dato che molti di questi immobili sono nati per utilizzi diversi da quelli scolastici.
• Nella maggior parte dei casi il numero degli alunni per classe è maggiore di quello previsto per legge con seri problemi per la custodia e la sicurezza degli studenti.
Le scelte del Governo, a partire dall’eliminazione delle compresenze nella scuola primaria, hanno notevolmente peggiorato il servizio.
• Infatti con gli stessi maestri compresenti venivano sostituiti a costo zero i docenti assenti, assicurando il diritto allo studio agli alunni, che nell’anno scolastico in corso invece vengono continuamente distribuiti per le classi per assicurarne la vigilanza in attesa di reperimento degli insegnanti supplenti (sempre che la scuola si sia attivata a chiamarne.)
In questa logica gli interventi del Governo attuale sono del tutto insufficienti.
Di fatto, è indiscutibile che si possa ottimizzare e migliorare l’uso delle risorse nella scuola statale onde renderla più funzionale. Tuttavia non è eliminando le risorse che si migliora un sistema, ma utilizzandole per il miglioramento dello stesso:
• Occorre rispondere alle attese delle famiglie che hanno richiesto per l’anno scolastico in corso il tempo pieno, servizio, nella maggior parte dei casi, non attivabile a causa di carenze logistiche, come insufficienza di personale e/o di spazi adeguati alla mensa.
• Per rispondere alle necessità delle famiglie con più figli in età scolare, è necessario avere, in ogni scuola primaria, la scuola per l’infanzia. Dato che, spesso, i genitori la mattina si ritrovano a fare la spola tra vari edifici scolastici con evidenti problemi organizzativi.
• Bisogna ottimizzare e mirare la qualità dei progetti per il miglioramento dell’offerta formativa. Soprattutto in territori dove problemi quali la dispersione scolastica, la delinquenza minorile ed il disagio di ogni genere e tipo, alimentato dalla “strada”, sono ampiamente diffusi, attuando adeguati progetti extracurriculari.
• Relativamente al sostegno, si chiede l’abrogazione del rapporto 1:2 cioè un insegnante ogni due alunni disabili ed il ripristino della deroga (L.24-12-2007 n.244, art.2 comma 411, punto d) commi 413 e 414, norme inique che ledono il diritto allo studio degli alunni diversamente abili, rivendicando il diritto costituzionale degli alunni con disabilità a raggiungere i gradi più alti degli studi e a frequentare una scuola funzionale ai bisogni di tutti.
Le ore, attualmente,vengono ripartite secondo una media matematica di un insegnante di sostegno ogni due alunni disabili (1:2) su tutto il territorio nazionale senza tenere conto della loro gravità.
La legge finanziaria del 2007 e del 2008 (L. 296/06 art. 1, comma 605, lettera B e Legge 244/07 art. 2, commi 413 – 414) afferma che gli organici devono corrispondere alle affettive esigenze rilevate attraverso certificazioni idonee e complete (DF, PDF, PEI). La finanziaria del 2008 aggiunge “ criteri e modalità devono essere definiti sulle effettive esigenze rilevate… anche attraverso opportune compensazioni tra province diverse ed in modo da non superare un rapporto medio nazionale di un insegnante ogni due alunni diversamente abili”. Tale media lede le “effettive esigenze” dell’alunno disabile in netto contrasto con le ultime circolari ministeriali tendenti ad apportare miglioramenti all’integrazione scolastica degli alunni diversamente abili.
La C.M. n. 63 del 6 luglio 2009, riguardante l’adeguamento dell’organico di diritto del personale scolastico a quello di fatto, precisa che le proposte circa il numero di ore di sostegno vanno formulate dal GLH operativo (art. 12 comma 5 L. 104/92) che tiene conto delle effettive esigenze dell’alunno. In realtà gli Uffici periferici del Ministero (USR e USP) hanno applicato la suddetta normativa operando calcoli matematici e non tenendo in considerazione, così come norma prescrive, le effettive esigenze rilevate. Tale lettura restrittiva ha portato le famiglie degli alunni diversamente abili, a rivolgersi ai TAR, univoco in tutta Italia il giudizio dei giudici “il raggiungimento del tendenziale rapporto 1:2 è da perseguire solo come media nazionale e non come limite normativo”.
Inoltre
• Occorre rivedere l’intricata vertenza del personale ATA, addetti indispensabili per un efficace e sicuro funzionamento del servizio scolastico, soppiantato da figure non qualificate quali PIP ed LSU, co.co.co. ed ex esecutori scolastici transitati a pieno titolo nel profilo di Assistente Tecnico (lavoratori degli enti locali quali ad es. il Comune e la Provincia) che sono stati assegnati a posti per i quali non hanno competenze né titoli, lasciando senza lavoro gli assistenti tecnici statali in possesso dei titoli richiesti, professionalmente preparati e con anni di servizio svolti nelle scuole.


IL RUOLO DELLA SCUOLA
“La storia del genere umano diventa sempre più una gara fra l'istruzione e la catastrofe.” (Herbert George Wells)

La scuola ha bisogno di riappropriarsi del suo ruolo educativo essendo preposta alla formazione della persona e del cittadino.
Naturalmente la scuola non può e non deve farsi carico, da sola, della formazione, deve interagire con le altre agenzie educative, principalmente con la famiglia, dato che è questa il luogo primario dell’educazione.
Ma negli anni, purtroppo, sempre più si è evidenziata una spaccatura tra mondo docente e mondo familiare.
Soprattutto in questi ultimi periodi, la campagna denigratoria nei confronti degli insegnanti alimentata dalla cattiva informazione, ha causato “comprensibilmente” negli animi dei genitori la crescita di sentimenti di diffidenza e paura sul trattamento riservato ai propri figli dentro le scuole.
Occorre, pertanto, prontamente recuperare rapporti di fiducia che siano alla base di un chiaro progetto educativo che veda genitori e scuola procedere con un comune sentire.
Questo è uno degli aspetti che vanno sicuramente attenzionati e che peraltro risultano essere a costo “zero” se si desidera offrire un servizio scuola di qualità e non un servizio che si riduca ad un mero e freddo dispenser di “saperi”.
Famiglia e SCUOLA. Scuola e FAMIGLIA.
Solo con la condivisione degli obiettivi possiamo “educare” e ”formare”, promuovere lo sviluppo di “criticità”, porre le basi per una società civile e democratica, con un sistema di valori che allontani i giovani da desideri effimeri come quello del successo e del denaro a tutti i costi con la conseguenza di considerare l’illegalità come un “saper essere furbi”, ignorando il rispetto delle regole.
L’onestà è una dote che si coltiva fin dai primi anni di vita, già nella scuola dell’infanzia e primaria. Si evidenzia nel vivere di ogni giorno:
• rispettare la diversità e considerarla come valore aggiunto,
• saper interagire con gli altri in maniera costruttiva nonostante la divergenza di opinioni,
• riconoscere i propri errori,
• saper discernere se vale la pena infrangere le regole del vivere civile, del rispetto dell’altro o dell’ambiente circostante, solo per appartenere ad un gruppo.
Troppo spesso, infatti, la logica di alcuni gruppi “deviati” sfocia in episodi di BULLISMO e violenza verso “chi” non si adegua alle regole del gruppo, verso “chi” viene emarginato perché si veste fuori moda, oppure è grasso, timido, pauroso o disabile o straniero e così via fino a sfociare in comportamenti che, spesso, per chi li subisce equivalgono a vere e proprie “persecuzioni”.
In questo contesto, piuttosto, come ignorare il ruolo educativo dello sport e dei giochi sportivi e di movimento? Il rispetto delle regole, il rispetto di sé e degli altri, la collaborazione per il raggiungimento di obiettivi comuni, la capacità di superare prove fallite, non sono forse aspetti nel vivere in società?
Inoltre la scuola, e, di conseguenza, i suoi operatori debbono fare una considerazione fondamentale: "Se un bambino o un adolescente frequenta malvolentieri la scuola, o la considera una specie di condanna, significa che c’é qualcosa che non va, o nel rapporto con la scuola oppure con sé stesso e/o con il gruppo dei pari, o con la propria famiglia......altrimenti con tutti e tre”.
Apprendere è insito nella natura umana. A molti basta "sapere", ma sapere non equivale ad imparare ad apprendere. Bisogna tenere conto come, sia la scuola che la famiglia, siano sempre più incalzati da un insieme caotico di impulsi mass-mediali ed elettronici di cui, troppo spesso ci si avvale come di una balia a costo vantaggioso. Di contro, non si riesce indubbiamente a motivare allo studio con minacce, castighi o peggio ancora con banali tentativi di "corruzione": "Se studi ti regalo ....." oppure "Ti permetto di.....". Ogni alunno così come ogni individuo è "unico" ed ha bisogno di essere considerato, circondato di sicurezza affettiva e di parole che lo aiutino a crescere e ad inserirsi nella società a pieno titolo.
La motivazione allo studio è certamente contagiosa. E´ risaputo da tutti i docenti che, se si riesce a trasmettere la passione, l’entusiasmo e la curiosità, si è già a metà dell’opera. Occorre guardare alle nuove generazioni con speranza, perché sono loro che hanno davanti il tempo e la possibilità di migliorare il mondo che noi, adulti, consegniamo nelle loro mani.
Da docenti poi non dobbiamo sottovalutare come le nuove tecnologie abbiano cambiato il modo di comunicare. Eccellono nell’uso del cellulare, hanno sviluppato competenze nell’impiego di social network quali MySpace e Facebook. Interagiscono con i forum, le chat, le e-mail, che sono tutte forme di espressione alternativa di linguaggio.
Ogni generazione ha ricevuto un imprinting dei mass media del suo tempo. Quindi occorre che la scuola si ponga in modo costruttivo non solo verso le devianze ed il disagio ma anche nei riguardi della complessità dei linguaggi contemporanei.
Inoltre, solo decodificando il mondo dei giovani e giovanissimi, si possono coglierne le peculiarità, le eccellenze, per sostenerle e valorizzarle.
Eccellenze che vanno riconosciute, coltivate, incanalate fin dall’età prescolare e che individuano nel ripristino dell’organizzazione modulare, nella scuola primaria, un elemento fondamentale.
Un ordine di scuola dove, spesso in passato, al tempo del maestro unico, si creavano dislivelli culturali sulla base del “caso” e del censo.
La pluralità docente ha consentito a generazioni e generazioni di alunni di sviluppare, attraverso l’unitarietà d’insegnamento, livelli di competenze adeguate al proseguimento degli studi fino all’università, pur provenendo da ambienti culturali disagiati.
In questo modo le eventuali ore di compresenza verrebbero, finalmente, utilizzate per organizzare gruppi di livello per il recupero e l’ampliamento delle conoscenze; e per consentire agli alunni che non riconoscono l’insegnamento della IRC, di rimanere impegnati,”come loro diritto”, in attività alternative, cosa che nella maggior parte delle scuole primarie siciliane non avviene.
Molti alunni, anche se non hanno scelto l’insegnamento della religione cattolica, rimangono in classe ugualmente.
Le famiglie immigrate, inoltre, di fronte al problema del che fare al momento della scelta, spesso finiscono per relegare in secondo piano la loro cultura e la loro religione per paura che i propri figli subiscano una discriminazione nei confronti del gruppo classe. Inoltre anche la mancanza di comunicazione per le evidenti problematiche relative alla comprensione della lingua non garantiscono la libera scelta delle famiglie.
Non bisogna, difatti trascurare all’interno delle scuole la figura dei mediatori culturali che consentirebbero il miglioramento di relazioni e di comunicazioni.
Del resto, ad esempio, come accade in genere nelle scuola carcerarie frequentate anche da stranieri, il mediatore culturale è previsto.


RECLUTAMENTO e FORMAZIONE DEI DOCENTI PRECARI

Siamo consapevoli che il Governo non può e non deve essere caricato di responsabilità che non sono esclusive dell’attuale formazione politica.
E’ risaputo, infatti, dal popolo dei precari che il precariato ha origini lontane negli anni ed è aumentato con passare del tempo e con l’alternanza dei governi, in prevalenza di centro-destra, con scelte insensate a sinistra e ribadite e peggiorate a destra. Ma, è altrettanto chiaro che è stato economicamente vantaggioso per l’amministrazione, utilizzare gli insegnanti a tempo determinato, con il fatto che, questi, anche dopo parecchi anni di servizio, mantengono sempre lo stipendio a livello zero. A questo proposito, ricordiamo, tra l’altro, che la ineguaglianza di trattamento retributivo contraddice gli orientamenti comunitari in materia di rapporti di lavoro, con particolare riferimento alla Direttiva 1999/70/CE del Consiglio dell’Unione Europea del 28/06/99, la quale dispone “… i lavoratori a tempo determinato non possono essere trattati in modo meno favorevole dei lavoratori a tempo indeterminato comparabili per il solo fatto di avere un contratto o rapporto di lavoro a tempo determinato, a meno che non sussistono ragioni oggettive”.
Inoltre, nel corso degli anni i precari della scuola si sono ritrovati “ingabbiati” in sistemi di reclutamento che venivano cambiati in corsa.
Repentinamente, con totale disinvoltura i governi di destra e sinistra, stravolgendo le vite di migliaia e migliaia di lavoratori della scuola in attesa della stabilizzazione dopo il superamento di numerose prove di selezione stabilite dal Ministero alla Pubblica Istruzione, hanno messo mano alle norme sul reclutamento applicando leggi e circolari anche retroattivamente. Come accadde già nel 2000, quando molti docenti, possedendone i requisiti, avendo superato procedure concorsuali sostanziose e dispendiose, essendo inseriti in graduatorie di merito, avendo seguito il corso di studi stabilito dal Governo, essendosi aggiornati a proprie spese e quindi “aver investito” denaro e tempo per la propria professionalità, avendo maturato anche alti punteggi si videro sottratti non solo i punti, ma anche le posizioni che spettavano loro di diritto. Nonostante ciò essi sono stati indispensabili per garantire il funzionamento della scuola statale che, senza di loro, non avrebbe potuto fornire il servizio “dovuto” agli alunni ed alle loro famiglie.

Nel ribadire ciò i precari della scuola chiedono:
1. Il ritiro dei TAGLI ed il completamento delle 150000 immissioni in ruolo previste dalla Finanziaria 2007 che è legge dello Stato mai abrogata.
2. Ripristino dell’organizzazione modulare nella scuola primaria e reale attuazione del tempo pieno.
3. Ritiro dei nuovi ordinamenti (tecnici, professionali e dei licei),
4. Ritiro del Disegno di legge dell’on.le Aprea che rappresenta la definitiva aziendalizzazione della scuola.
5. L’eventualità per i docenti non abilitati, che abbiano maturato 360 giorni di servizio, di conseguire l’abilitazione ritenendo che questi non debbano scontare le “colpe” delle scelte politiche e sindacali.
6. La possibilità per i docenti di scuola primaria ed infanzia che abbiano maturato 360 giorni di servizio sul sostegno, di conseguirne il titolo con una sessione abilitante riservata; ovvero, a tutti gli abilitati della scuola primaria e dell’infanzia, tramite concorso ordinario, di accedere ad un corso di sostegno, così come è stato permesso agli abilitati con concorso ordinario, di scuola secondaria inferiore e superiore, di accedere ai corsi SOS di 800 ore.
7. La riqualificazione degli aspetti artistico-espressivo e motorio-sportivo dell’educazione, affidato rispettivamente a docenti formati all’Accademia di Belle arti e qualificati ISEF o Scienze Motorie, sin dai primi anni di scuola.
8. La possibilità, dal prossimo aggiornamento delle GaE, di essere inseriti in due province nella posizione spettante sulla base del punteggio maturato, sia per il conferimento degli incarichi annuali sia per le immissioni in ruolo.
9. L’opportunità per il personale ATA di poter cambiare provincia permanendo in prima fascia e di poter fare inserimento in tre province aggiuntive come già stabilito per il personale docente.
10. Immissione in ruolo del personale ATA che nei termini di legge stabiliti ha maturato i 24 mesi di servizio.
11. Blocco immediato dei passaggi del personale proveniente dagli altri Enti Locali su profili per i quali non hanno titolo e restituzione agli Enti di appartenenza di coloro che già impropriamente sono transitati nei profili ATA.
12. Blocco dei concorsi interni precedentemente banditi per i passaggi di Area risultando nel contesto attuale palesemente fuori luogo.

Inoltre avanzano alcune ipotesi, per la regolamentazione delle immissioni in ruolo su tutti i posti vacanti e disponibili nel rispetto rigoroso delle posizioni di graduatoria:

Per il personale docente,
• essere inseriti nelle graduatorie (già permanenti) ad esaurimento dall’anno 2000.
• aver maturato, nel sessennio a partire dall’anno scolastico 2003-2004, ogni anno, 180 gg di servizio statale nello stesso ordine di scuola (per complessivi 180 x 6 = 1.080 gg di servizio statale) senza distinzione tra supplenze annuali o fino al termine delle attività didattiche e brevi e saltuarie, ritenendo ciò una grave disparità di trattamento tra precari che sono tutti alle dipendenze dello Stato.
Per il personale ATA, così come prescritto nei termini di legge,
• avere maturato i 24 mesi di servizio, sia continuativi che saltuari, ed essere quindi inseriti a pieno titolo nelle graduatorie di prima fascia.

Inoltre chiedono, essendo la “formazione” un diritto, che tutti i docenti precari della scuola primaria possano frequentare i corsi di idoneità alla lingua inglese previsti, ad oggi, solamente per il personale di ruolo e tutti i corsi futuri che via via saranno attivati per migliorare l’offerta formativa del servizio pubblico statale.
Infatti, dato che, come da nota AOODGPER 17119 del 12/11/09, il MIUR ha confermato la prosecuzione del Piano nazionale di formazione, individuando l’opportunità di indirizzare i relativi corsi a “tutti i docenti sprovvisti di titoli idonei per l’insegnamento dell’inglese”, coinvolgendo pertanto “i neoassunti e un’ulteriore quota di docenti generalisti in servizio”.
Viene ribadito, inoltre, che in ottemperanza a quanto stabilito dal DPR 81/09 che, all’art. 10 comma 5, afferma che:
“L’insegnamento della lingua inglese è affidato ad insegnanti di classe della scuola primaria specializzati. Gli insegnanti attualmente non specializzati sono obbligati a partecipare ad appositi corsi triennali di formazione linguistica, secondo le modalità definite dal relativo piano di formazione” .
Ritengono che quanto detto sopra determini una grave disparità di trattamento tra i docenti, precari e di ruolo, perché sono cambiate le regole in corso d’opera:
• In quanto, all’atto di superamento del Concorso ordinario, l’esame di lingua inglese non era obbligatorio bensì facoltativo, e adesso il Miur ribadisce l’obbligatorietà dello stesso;
• Anche perché è stato permesso ai docenti precari, che hanno usufruito dei corsi abilitanti riservati, di conseguire anche l’abilitazione per la lingua.
Oltretutto considerando che, l’esserne esclusi in quanto precari sia, non soltanto una grave lesione della dignità di lavoratori, ma anche e soprattutto una ancor più grave lesione del diritto allo studio degli alunni che hanno sempre più bisogno di personale in grado di garantire una formazione piena e completa. Allo stesso tempo, è inopportuno che i colleghi di ruolo di scuola primaria vengano “obbligati” a frequentare il corso di inglese e ad insegnarlo.
Non si può, infatti, imporre un genere di insegnamento che richiede una particolare attitudine ed un percorso specifico.
Per il personale ATA istituire dei corsi di aggiornamento e perfezionamento aperti a tutti, personale di ruolo e non, al fine di garantire il progresso scientifico e tecnologico dei laboratori e dei servizi offerti dalla scuola pubblica ed assicurare l’apertura dei laboratori, condotti da docenti qualificati, anche nelle scuole dell’infanzia, primarie, e secondarie di I grado.

Si ritiene, poi, che sia necessario:
• Recuperare posti di lavoro per i precari consentendo il prepensionamento per quei colleghi che vorrebbero andare in pensione, in considerazione del fatto che la docenza dovrebbe essere inserita tra le categorie di lavoro “logoranti” anche solo dal punto di vista psicologico. Ciò è stato confermato da studi mirati, tra i quali quelli effettuati nei 30 seminari d’indagine che hanno avuto luogo presso gli Istituti Scolastici dei Comuni di: Padova, Biassono, Pontassieve, Caserta, Pozzuoli, Pula, Sarroch, Domusnovas, Dolianova, Bari, Trani, Villanova d´Asti, Milano (2), Rho, Darfo, Pontevico, Ariccia, Cerveteri, Roma (4), Francavilla a Mare; Reggio Emilia, Palermo, Altofonte, Cefalù, Vicenza, Udine. Questa problematica, più nota col nome di burnout, assume particolare rilevanza alla luce della nuova normativa sulla tutela della salute nei posti di lavoro (D. L.vo 81/08 e D. L.vo 106/09). Questa pone in capo al datore di lavoro il compito di individuare e contrastare tutti i rischi sul lavoro, compresi quelli psicosociali, tenendo in giusto conto il genere e l’età del lavoratore. Dettagli tutt’altro che trascurabili poiché i dati forniti dal Ministero della Pubblica Istruzione, mostrano che il corpo docente è per l’81% composto da donne con un’età media che sfiora i 50 anni. La categoria professionale dei docenti rientra tra le cosiddette helping profession e risulta essere maggiormente esposta ad usura psicofisica. Nonostante ciò, nell’opinione pubblica è ben radicata la convinzione che la suddetta categoria fruisca di una condizione privilegiata.
• Istituire un tetto massimo di cattedre di diritto o di fatto da assegnare a trasferimenti, utilizzazioni ed assegnazioni provvisorie.
• Pareggiare i diritti del personale di ruolo e precario relativamente al trattamento economico, normativo, sindacale (malattia, aspettative, permessi brevi, etc.)
• Progressione di carriera (scatti di anzianità) come già previsto per i docenti di religione cattolica (ricostruzione di carriera per gli immessi in ruolo considerando per intero tutto il servizio preruolo).
• Eliminazione della possibilità di prestare ore 3 eccedenti per il personale di ruolo fino alle 6 ore settimanali che rappresentano un “furto” ai colleghi precari.
• Riconoscimento dello stipendio estivo per tutti coloro che abbiano maturato l’anno di servizio nella medesima istituzione scolastica.
• Possibilità per il docente nominato su nomina annuale di optare per un nuovo incarico su eventuale e straordinaria seconda convocazione dell’USP.
• Visibilità nelle graduatorie della condizione dei riservisti e possessori di L.104.
• Possibilità di poter optare in caso di supplenza breve, per un’altra temporanea ma più conveniente (maternità, malattia lunga ecc.), onde evitare di lasciare alla “fortuna” l’assegnazione delle supplenze brevi.
• L’obbligo, per le scuole paritarie, dal momento che usufruiscono di finanziamenti statali, di reclutare il personale dalle graduatorie ad esaurimento.

RICHIESTE URGENTI relative al Decreto Salvaprecari

Relativamente al D.M.100 del 17 dicembre 2009, applicativo dell’art.1, commi 2, 3 e 4 del D.L.134/09, convertito in legge 24 novembre 2009, n.167 - Precedenza assoluta nell’assegnazione delle supplenze per assenza temporanea del personale in servizio nelle scuola.
Ritenendolo un provvedimento insufficiente nonché “lesivo” dei diritti di coloro che sono inclusi a pieno titolo nelle graduatorie di istituto, e considerandolo semplicemente come soluzione temporanea “una tantum”, in vista delle immissioni in ruolo, si chiede la modifica, per l’anno in corso, del punto:

1. Personale destinatario
“Il personale docente, educativo ed ATA che abbia conseguito nell’anno scolastico 2008-2009 attraverso le graduatorie di istituto, una supplenza di almeno 180 gg. anche tramite proroghe o conferme contrattuali, in un’unica istituzione scolastica (art.2 del D.M. in oggetto)”.

Con:
1. Personale destinatario
“Il personale docente, educativo ed ATA che abbia conseguito a partire dall’anno 2007-2008, 180 gg di servizio statale anche su supplenze brevi e saltuarie su più istituzioni scolastiche “
in quanto questa modifica e precisazione permetterebbe di rientrare nel Decreto ad una platea numerosa di lavoratori precari, che sono “serviti” allo Stato fino ad ora per il funzionamento delle scuole statali.

RELATIVAMENTE ai “Progetti regionali”
Riteniamo essere più ragionevole permettere di beneficiarvi anche a tutti quei precari che sono esclusi dai due decreti salva precari, quindi sono condannati, ingiustamente, dal Governo ad essere estromessi, definitivamente, dal mondo del lavoro


PROPOSTE DI MOBILITAZIONE

Consapevoli che essendo addetti ai lavori abbiamo la responsabilità individuale di farci carico di iniziative volte alla difesa della scuola pubblica statale:

• A garanzia degli alunni che, per la loro tenera età, non hanno ancora voce in capitolo.
• A garanzia dei diritti degli studenti e delle loro famiglie che, con libera scelta, possono optare (come sempre si è fatto) verso la scuola privata o la scuola statale senza che vengano costretti dalla stessa politica scolastica di tagli ad orientarsi per il privato che può offrire un servizio rispondente ai bisogni organizzativi delle famiglie , soprattutto per coloro che hanno figli in età prescolare e/o di scuola primaria.

Riteniamo di basilare importanze che:

• I Dirigenti scolastici prendano coscienza del fatto che, prima di essere amministratori, sono educatori, perno dell’anima di una scuola che ha bisogno, in questo delicato momento, di tutta la preparazione e il contributo che essi possono fornire.
• In ogni istituzione scolastica venga promossa una campagna di sensibilizzazione verso la componente genitoriale attraverso gruppi di studio per scuole o reti di scuole che vedano seduti allo stesso tavolo: genitori, studenti, docenti di ruolo e precari. In modo che la scuola stessa sia luogo di dibattito, raffronto e discussione tra tutte le componenti:uno spazio vivo che faccia ECO nel silenzio politico-mediatico relativo all’istruzione.
• Attività di assemblee con temi proposti dagli stessi genitori e, relativa produzione di documenti che possano essere motivi di confronto con altre scuole.
• Proposte, da parte dei collegi docenti, indetti ad hoc, di discussione e produzione di documenti relativi alle problematiche scolastiche.

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precari della scuola statale(docenti e ata)

Sostenitori ufficiali della petizione:
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