PETIZIONE POPOLARE VIA DALL'EURO RITORNO ALLA LIRA! firma ora

In questi giorni in tutte le piazze italiane la Fiamma Tricolore scende in campo per illustrare le petizioni popolari per il ritorno alla lira e contro il precariato, deciso dagli organi nazionali del partito. Va da sé che il primo argomento è di forte impatto sociale, economico, politico e culturale. Per la prima volta, proprio nel decennale della introduzione della moneta unica europea : l'euro, un partito nazionale rompe gli indugi e apertamente contesta tale moneta, interpretando i diffusi sentimenti dell'opinione pubblica contraria ad una moneta che ha solamente portato sul baratro intere nazioni che vi hanno aderito. Quando nacque, nel 1998, ci fu grande euforia, si sperava addirittura la venuta messianica che andasse a migliorare le condizioni di vita nei Paesi aderenti. Così purtroppo non è stato. Anzi,

sempre più Stati e cittadini stanno pagando un costo eccessivo sull'altare della presunta stabilità, che non solo non c'è stata ma che addirittura rischia di far fallire nazioni, creando tensioni sociali di portata epocale, dalle difficili previsioni. In dieci anni di continue costrizioni, per rispettare “Trattati” che possiamo oggi definire capestri e scellerati per governi e cittadini una politica assurdamente e demagogicamente severa quanto inutile non sta migliorando assolutamente né i conti pubblici degli Aderenti, né l'occupazione, né le occasioni di lavoro per i giovani, che sono alla disperazione. Si puo' affermare che solamente i grandi speculatori internazionali si stanno arricchendo, impoverendo, di contro, tutte le classi sociali, aiutati in questa loro azione devastatrice dalla tre agenzie americane di rating, che danno i loro voti alle economie delle nazioni, e che sono private, senza alcun controllo da parte dei poteri pubblici, ma ormai tanto potenti da avere accumulato ricchezze finanziarie superiori al PIL degli Stati che giudicano.

E' superfluo aggiungere che basta un loro voto negativo per far lievitare il costo degli interessi sui titoli sovrani di molti miliardi di euro, annullando, cosi, in un baleno qualsiasi manovra di sacrifici fatto dai cittadini. Due lustri sono bastati per far scomparire la classe media della nostra nazione ( ma tale situazione è certamente analoga a tutti gli altri Paesi che hanno accettato la moneta unica europea), e che è da sempre la colonna dorsale dell'economia degli Stati.

Ai saggi mentitori che sostengono che senza l'euro per L'Italia sarebbe stato peggio, basta rispondere che le loro parole valgono quanto una patacca, in quanto non possono dimostrare il contrario. Vero è invece, che una nazione senza sovranità monetaria non è più tale. Così come bisogna anche ricordare agli euro-euforici che per l'introduzione dell'euro, a norma della nostra costituzione, purtroppo, gli italiani non hanno potuto esprimere il loro pensiero. Oggi è altissimo il numero dei delusi, e non ha torto. Bisogna ritornare ad una politica economica e monetaria sovrana.

Che decida le scelte da seguire, senza doverle subire dai banchieri di Francoforte o dai burocrati di Bruxelles. Che anche il debito pubblico possa essere gestito, risanato e condotto nei termini fisiologici da governanti eletti dal proprio popolo sovrano e non dai pirati della finanza mondiale, che mettono in ginocchio intere aree del pianeta Terra. Una ultima riflessione va agli indignati o indignados che protestano in queste ore: che protestino duramente e severamente contro i mercati, le borse, le banche, per una società più giusta ed umana che lo facciano, però, liberamente, per convinzione personale, senza la bandiera del solito colore, perché i sostenitori di quest'ultima sono sempre quelli dello svilimento delle battaglie più belle e pure, per miserevoli fini elettoralistici.

Troveranno, invece, sempre solidarietà, disinteressata, dei movimenti politici nazionalisti, che mai, come in questo momento, la battaglia per l'Uomo, come attore del mondo, contro i mercanti del tempio combacia alla perfezione.

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