PETIZIONE CONTRO IL BAVAGLIO SUI REATI AMBIENTALI, PER LA TRASPARENZA, PER LA DIFESA DELLA SALUTE E DELL’AMBIENTE IN BASILICATA firma ora

Nella consapevolezza che la Convenzione di Aarhus (ratificata in Italia con la legge 16 marzo 2001 n. 108):

- all’art. 1 sancisce il diritto dei cittadini al libero accesso alle informazioni, alla partecipazione ai processi decisionali e all’accesso alla giustizia in materia ambientale;
- all’art. 2 comma 3 definisce come "informazioni ambientali", qualsiasi informazione disponibile in forma scritta, visiva, sonora, elettronica o in qualunque altra forma materiale riguardante lo stato degli elementi dell'ambiente, quali l'aria e l'atmosfera, l'acqua, il suolo, il territorio, il paesaggio e i siti naturali, la biodiversità e le sue componenti, compresi gli organismi geneticamente modificati e l'interazione fra questi elementi;
- all’art. 5 dispone che in caso di minaccia imminente per la salute umana o per l'ambiente, imputabile ad attività umane o dovuta a cause naturali, siano diffuse immediatamente e senza indugio tutte le informazioni in possesso delle autorità pubbliche che consentano a chiunque possa esserne colpito di adottare le misure atte a prevenire o limitare i danni derivanti da tale minaccia.


In considerazione:

- delle molteplici gravissime situazioni ambientali del territorio e dell’aumento delle patologie tumorali in Basilicata, regione che l’ultimo Rapporto ISTAT inserisce ai primi posti in Italia per mortalità da tumori, dovuta ad un inquinamento diffuso;

- della scarsa trasparenza delle istituzioni lucane preposte alla gestione ambientale del territorio, come l'ARPAB, che afferma di effettuare i monitoraggi sulla qualità delle acque degli invasi lucani, ma non rende pubblici gli esiti di questi controlli;

- dell’incapacità delle suddette istituzioni di affrontare tempestivamente le situazioni a rischio ambientale, talora sottovalutandole, come nel caso della proliferazione dell’alga rossa nell’invaso del Pertusillo, attribuita dall’ARPAB a fattori climatici anziché inquinanti;

- delle controanalisi realizzate indipendentemente nel gennaio 2010 dal radicale M. Bolognetti e dal Tenente di Polizia G. di Bello, al fine di verificare l'attendibilità dei dati delle analisi ARPAB del 5 e del 18 novembre 2009 sulle acque degli invasi lucani di Monte Cotugno, Pertusillo, Camastra e Savoia di Lucania. Da tali controanalisi sono emersi dati al di fuori delle norme di legge ed un grave inquinamento di origine biologica dovuta a colibatteri fecali, sintomo del malfunzionamento di depuratori, e di origine chimica (Bario e Boro), probabilmente dovuto alle perforazioni petrolifere;


- del fatto che nulla si sa delle numerose denunce (anche pubbliche) da tempo presentate alla Procura di Potenza sulle gravissime situazioni ambientali di Tito Scalo, di Fenice e della Val Basento, situazioni che richiedono un tempestivo intervento della Magistratura, considerati i rischi per la salute pubblica;
- del fatto che, invece, paradossalmente si è avuta notizia di tempestivi procedimenti penali a carico di M. Bolognetti e G. Di Bello (con sospensione dal lavoro di quest’ultimo), rinviati a giudizio per aver divulgato i dati dell’inquinamento delle acque degli invasi lucani, invece di promuovere dei controlli e delle verifiche sulle loro affermazioni, così facendoli diventare oggetto di un pubblico linciaggio e di accuse di procurato allarme.

Constatato:
- che in Basilicata appare delittuoso far conoscere ai cittadini le informazioni che riguardano le condizioni ambientali in cui sono costretti a vivere, e lo è anche assicurare quella trasparenza a loro dovuta in base a quanto disposto dalle convenzioni internazionali;
- che i cittadini hanno il diritto di essere a conoscenza anche solo di ipotesi di rischio ambientale a tutela della propria salute, così come sancito dall'articolo 32 della Costituzione Italiana;
- che lo sviluppo di forme tumorali legate all’inquinamento ambientale è diventato un fenomeno dalle dimensioni allarmanti in Basilicata.

I firmatari della petizione, al fine di tutelare la salute dei cittadini, chiedono:
- il rispetto della convenzione di Aarhus da parte delle istituzioni lucane, al fine di garantire la dovuta trasparenza sulla gestione ambientale del territorio e il diritto alla salute, che in Basilicata appare meno tutelato che in altre Regioni d’Italia;
- l’intervento del Ministro della Sanità e di quello dell’Ambiente a garanzia che ciò avvenga;
- l’intervento del Ministro della Giustizia e del Consiglio Superiore della Magistratura contro un sistema Giudiziario Lucano, già al centro di note inchieste su una presunta trasversalità con i poteri forti politici, che non assicura la necessaria tempestività di intervento e il necessario coinvolgimento dell’opinione pubblica per tutto quanto concerne i reati in materia di ambiente che attengono alla salute pubblica. A fronte, infatti, del solerte intervento nei confronti di coloro (M. Bolognetti, G. Di Bello) che hanno lanciato un allarme per situazioni potenzialmente pericolose per la salute dei cittadini, lasciano esterrefatti le inescusabili negligenze e /o le lentezze della Magistratura lucana a seguito delle numerose denunce e violazioni in materia ambientale, come:
• le accertate violazioni avvenute all’interno del megainceneritore Fenice nel nord della Basilicata, che hanno prodotto l’inquinamento delle falde acquifere nelle campagne circostanti, e dove l’impianto del gruppo FIAT continua “tranquillamente” a bruciare rifiuti;
• la mattanza che c’è in Valbasento
• , dove si continua a morire per i danni prodotti dall’industria che lavorava le micidiali fibre d’amianto producendo Eternit, e dove il territorio è inquinato da decine di discariche ancora da bonificare;
• l’inquinamento del suolo nell’area industriale di Tito, una bomba ecologica dal potenziale devastante, che ha raggiunto le falde acquifere e che sembra sia arrivato nel fiume Basento;
• la presunta violazione del DM 60/2002 relativo all’inquinamento da biossido di azoto (NO2) in Val d’Agri, nell’area industriale di Viggiano, nel periodo giugno-luglio 2009, evidenziato dai dati forniti da METAPONTUM AGROBIOS sul proprio sito internet;
• l’emblematica vicenda dell’inquinamento delle acque dell’invaso del Pertusillo in cui la Magistratura è solertemente intervenuta per indagare e poi rinviare a giudizio chi ha tempestivamente denunciato l’inquinamento, senza alcun accertamento periziale ma dando solo ascolto all’Assessore all’Ambiente; essa ha invece omesso di considerare con tempestività la denuncia del Tenente di Bello e di disporre accertamenti e verifiche di quell’inquinamento delle acque, che si è poi manifestato in tutta la sua gravità con una impressionante moria di pesci e con la proliferazione di alghe rosse.

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giuseppe di belloDa:
SaluteIn:
Destinatario petizione:
Popolo Lucano e di tutta Italia

Sostenitori ufficiali della petizione:
Parlamentari Radicali del gruppo Partito Democratico con interrogazione a risposta scritta prima firmataria On. Elisabetta Zamparutti, Sinista Ecologia Libertà di Basilicata - CGIL F.P. Potenza - Associazione M.T.A.B. Potenza Comitati per la difesa del La

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