Per una migliore gestione della musica nella città di Bologna. Per un compromesso fra residenti e musicisti. Per non soffocare, come sta accadendo, un circuito per il quale un tempo Bologna era all’avanguardia. firma ora

 

OGGETTO

 

Questa petizione nasce come lettera aperta da parte dei lavoratori dello spettacolo, in particolare musicisti, a fine di far riflettere costruttivamente le istituzioni comunali sulla questione del dove far musica nella città di Bologna. Qualsiasi diatriba consta di uno scontro di almeno due campane, ed anche in questo caso due campane vanno sentite. Se è vero poi, come recita il detto latino, che in medio stat virtus, è ad un compromesso fra le due parti che si dovrebbe mirare. Ultimamente, da qualche tempo e dopo qualche legislatura, la tendenza a Bologna invece è stata quella di non effettuare molti distinguo fra le varie realtà che occupano le strade, e quanto alle due parti in causa della Questione-Suono, la tendenza è stata, purtroppo, l’ascolto di una sola campana: quella dei residenti del centro. La conseguenza è stata un mancato orientamento verso quel compromesso dove sta la virtù, se non addirittura di un eccesso di tutela di una delle due parti a scapito dell’altra.

Bologna vanta i natali di musicisti popolari come Lucio Dalla, ricordato e giustamente omaggiato per il suo talento e la sua prematura scomparsa. Ora, se un Lucio Dalla nascesse ai giorni nostri, il primo ostacolo che troverebbe rispetto alla fine degli anni ’50-inizio 60’, sarebbe la crisi che ha visto chiudere gran parte dei locali dove all’epoca si poteva suonare. Certo, i locali non hanno chiuso tutti, Bravo Cafe o Take Five offrono iniziative interessanti e lavorano sempre molto per l’assenza di altri concorrenti. Per i musicisti però, ogni volta è una gara a chi riesce ad accaparrarsi il palco per primo. Quali altre alternative si ritroverebbe allora il nostro ipotetico talentuoso Nuovo Lucio Dalla nella Bologna di adesso? Fare il busker, l’artista di strada? Molte città (città italiane come Cremona o Vicenza, senza andare a cercare Dublino, che ne ha fatto un punto di forza del turismo cittadino) hanno optato per questa via in vista di un rilancio, sia turistico che musicale. Sì, perché l’artista di strada non è né un homeless né un punkabbestia, ma un professionista che cerca di fare quel che fanno i professionisti: vivere del proprio lavoro e farsi conoscere. Non è dagli artisti di strada che nasce il degrado, il vero degrado sono le strade spoglie da vita culturale.

Bene, il nostro ipotetico Nuovo Lucio Dalla, una volta consultati i regolamenti comunali scoprirebbe che:

 

b. nelle piazze, strade o altri spazi pubblici o aperti al pubblico è vietato l’uso di qualsiasi strumento,idoneo a produrre o diffondere musica o altri suoni, prima delle ore 09.00 e dopo le ore 22.00, salvo espressa autorizzazione rilasciata dal Comune di Bologna; negli altri orari è vietato l’uso di strumenti,idonei a produrre musica o altri suoni, amplificati o tali da recare disturbo, salvo espressa autorizzazione rilasciata dal Comune di Bologna. [il corsivo è mio]

 

Sto citando il Regolamento di Polizia Urbana del 2011. Ora, un regolamento redatto sul principio che per pochi (pochi, e probabilmente non professionisti) paghi l’intera categoria, dà luogo a diciture ambigue e paradossi.

-       Si parla di “amplificazione” e di strumenti “tali da recare disturbo”: esistono certi strumenti per i quali l’uso di amplificazione è necessario (tutti gli strumenti elettrici per esempio, chitarra, basso etc…) anche a livelli bassi di suono.

-       “Tali da recare disturbo” è una dicitura piuttosto ambigua: recare disturbo del resto è un’azione arrecata/subita in un contesto del tutto soggettivo, a una disposizione d’animo poco ben disposta nei confronti del prossimo, il prossimo stesso arreca sicuramente più disturbo che a un qualcuno di più aperto e comunitario. Una generica disposizione sui decibel da non superare (stabiliti in numero ragionevole, che non ecceda né in alto né in basso), nelle ore segnalate dal regolamento, sarebbe stata meno ambigua e gli artisti in questione avrebbero potuto tutelarsi meglio da una qualsiasi interruzione per “disturbo”. Tornando al nostro ipotetico Nuovo Lucio Dalla, qualora egli volesse uscire in città durante un T-Day e fare musica col clarinetto, accompagnato da un basso elettrico, egli rischierebbe di venire continuamente fermato dai vigili urbani o dalla polizia locale, mentre il suo bassista sarebbe obbligato a comprarsi un contrabbasso, cioè lo stesso strumento, che viaggia esattamente sulle stesse frequenze, ma non amplificabile.

-       Non solo, il nostro Nuovo Lucio si troverebbe anche davanti situazioni di “permessi speciali” su cui vale la pena spendere due parole. Beppe Maniglia, ad esempio, è un personaggio estremamente popolare, ma la categoria che lo include è più quella di intrattenitore che di musicista (spesse volte difatti suona in playback). Nonostante ciò, durante il T-Day, si esibisce con casse che lasciano una scia di suono che copre l’intera via Rizzoli. Un musicista serio, che non suona in playback, si chiede il perché di questi assurdi due pesi e due misure. Anche perché, da un giovane di talento può anche nascere un nuovo Lucio Dalla e sarebbe un peccato reprimerne il mestiere e il talento (come accade adesso), ma Beppe Maniglia oramai ha una sua storia e un personaggio ben consolidati.

 

Bene, dirà a questo punto il nostro Nuovo Lucio, guardiamo allora alle manifestazioni estive di Bologna, il Bologna Estate ha sempre offerto occasioni ai musicisti emergenti. Ebbene, le braccia sono cadute all’intera categoria leggendo sul Carlino datato 29 marzo 2013 :

 

“Niente concerti amplificati in piazza Verdi e nessun tipo di musica, nemmeno diffusa, nei dehors. Sono queste due delle principali novità del regolamento acustico licenziato stamane dalla Giunta del Comune di Bologna, che ora dovrà fare il giro dei quartieri e poi tornerà a Palazzo D’Accursio per il vaglio del Consiglio comunale.”

 

Ora, la polemica su Piazza Verdi dura da una vita, negli ultimi anni, i toni si erano abbassati anche a causa della presenza costante delle forze dell’ordine nella zona. Si rifocillò anno scorso per la stagione estiva delle Scuderie e per il post-Gay Pride, dopo il quale peraltro in Piazza Verdi ebbe luogo una manifestazione del tutto spontanea, staccata dal Pride e con niente a che fare con nessun tipo di concerto- e davanti alle forze dell’ordine che, ben sapendo quali sono le problematiche di Piazza Verdi, potevano pacatamente far abbassare i toni proprio per non permettere il crearsi del casus belli coi residenti, che non giova nessuno. Il “Niente musica nei dehors” invece necessita una protesta da parte degli addetti ai lavori. Non ho scritto “necessita” a caso, la protesta è diventata necessaria e necessaria la richiesta di un compromesso che non soffochi la vita musicale cittadina. Di impellente necessità è la protesta perché ci saranno ripercussioni professionali per questa decisione.  Necessaria è questa petizione che viene dall’amore che dobbiamo a questa città, un tempo cosi florida dal punto di vista artistico, adesso, anche a causa di restrizioni troppo strette e generalizzanti, sempre più in declino.

Economicamente, dalla presenza degli artisti ne traggono benefici prima di tutto i locali, poi il turismo, poi la città stessa. A un livello basso (cioè parlando degli artisti di strada), ci sono città che del busking hanno fatto il loro punto di forza turistico (di nuovo Dublino, di nuovo Cremona e Vicenza e non meno importante Torino) e non solo per un periodo ristretto dell’anno, come nella vicina Ferrara. A livello di locali, si possono elencare tutta una serie di buoni posti per fare musica in centro (Bravo Caffe, Altotasso, Scuderie) che coi concerti aumentano la clientela, il locale (e il musicista) aumentano gli introiti e l’economia gira. D’estate, questi concerti (per evidenti cause climatiche) avvengono nei dehors. Ma da qua a non permettere esibizioni ce ne passa. Alzando ancora più il tiro, e ritirando in ballo l’ipotetico Nuovo Lucio Dalla, il fatto che Bologna abbia avuto un Lucio Dalla, ha giovato alla città come cultura, immagine, e centro economico- ma per come è regolata adesso la vita cittadina, anche se uno con egual talento ci fosse, sarebbe estremamente ostacolato e, qualora si perdesse la sua voce di artista, non gioverebbe più a niente e nessuno. D’altronde, la famigerata frase dell’ex Ministro dell’Economia Giulio Tremonti “con la cultura non si mangia” è stata ampiamente smentita da un’indagine ufficiale che ha stimato che il 5,6% dei nuovi assunti dell’anno passato sono stati in settori culturali. Soffocare la cultura porta crisi.

 

Scrive il Carlino:

 

Zero musica, invece, nei dehors, perché, chiarisce la collega all’Ambiente, Patrizia Gabellini, “abbiamo appurato che già solo il vocio degli astanti arriva al limite dei decibel consentiti”.

 

“Il limite dei decibel”, del quale nel vecchio regolamento non si fa menzione, adesso è chiamato in causa. Chiamato in causa, ma non se ne stabilisce 1. La quantità 2. Il perché è stata stabilita quella quantità (è una misura standard? Con tale misura non si sente musica nelle case?). Senza contare poi, che un giorno ha 24 ore, in cui alcune, non tutte,  sono dedite al sonno.

Sintetizzando per punti, 

-       Se le normative fossero più elastiche per il busking di giorno, un musicista potrebbe lavorare più liberamente.

-       Se si stabilisse un orario entro il quale i concerti debbono finire (come il convenzionale limite delle 23.30) il compromesso fra locali e residenti sarebbe realizzato.

 

Quanto al lato prettamente affettivo nei confronti di Bologna (perché noi musicisti vogliamo valorizzarla quanto i residenti), chiunque pensa che la musica e i musicisti portino degrado ha una visione ben parziale della cultura. Qua, i distinguo sono essenziali per capire di cosa stiamo parlando: i musicisti non sono studenti che si mettono a suonare e a cantare a squarciagola in piazza Verdi, come coloro che fanno graffiti artistici non sono minimamente da paragonare alle tags di cui è sommersa la città. I musicisti sono dei professionisti, che suonano per vivere della propria professione e che accettano le regole comunali qualora queste non strangolino il loro lavoro. Viene spontaneo il confronto con la città a detta di tutti più florida dal punto di vista artistico in Italia, Torino (definita da molti, “come era un tempo Bologna”). Il regolamento civico torinese dichiara che:

 

1.     Gli artisti di strada sono coloro che svolgono la loro attivita' in spazi aperti al pubblico tramite espressioni artistiche di carattere musicale, teatrale, figurativo ed espressivo nel senso piu' ampio e libero. Sono considerati artisti di strada a scopo di esibizione i giocolieri, mimi, danzatori, burattinai, saltimbanchi, skater, cantanti, suonatori, musicisti, ritrattisti, writer, body artist, o similari.

2.     L'esercizio dell'attivita' artistica di strada non e' soggetta alle disposizioni in materia di occupazione di aree e spazi pubblici solo quando e' esercitata:
-     nello stesso luogo per una durata non superiore a due ore, trascorse le quali un'eventuale nuova esibizione dovra' avvenire a non meno di 200 metri lineari di distanza o a non meno di due ore dalla fine della precedente esibizione;
-     senza l'impiego di palcoscenico, platea, sedute per il pubblico e attrezzature diverse dagli strumenti tipici dell'attivita' stessa;
-     con strumenti tali da non occupare complessivamente un'area superiore a metri quadrati quattro;
-     nel pieno rispetto delle disposizioni del Codice della strada e delle norme vigenti in materia di igiene, viabilita', sicurezza stradale, circolazione veicolare e pedonale.

3.     Le esibizioni di cantanti, suonatori e simili dovranno svolgersi nel rispetto delle norme vigenti in materia di inquinamento acustico e ambientale.

4.     Le attivita' di skater e writer possono avere svolgimento solamente nelle aree individuate dall'Amministrazione Comunale.

5.     Qualora le esigenze delle esibizioni comportino modalita' diverse da quanto sopraesposto, in relazione ai tempi, ai luoghi o alle attrezzature, gli artisti di strada dovranno essere in possesso di licenza di pubblica sicurezza e di concessione per l'occupazione di suolo pubblico.

6.     L'esercizio delle attivita' artistiche di strada non e' consentito nelle aree individuate da apposito provvedimento della Giunta Comunale.

7.     Al fine di valorizzare tali attivita' potra' essere istituito un Albo cittadino degli artisti di strada.

 

 

Non solo i torinesi danno come restrizioni le tipiche regole del busking (prima fra tutte quella riguardante il suolo pubblico), ma tirano in ballo la richiesta di permessi solo in casi di eccezione alla regola. Non solo, stilano un albo degli artisti di strada per valorizzare tale attività, per non confondere gli artisti di strada con altro. Si parla, ripeto, della città al momento considerata la più florida e viva dal punto di vista economico, culturale ed artistico- probabilmente questa apertura di vedute porta professionisti, porta maggior vita culturale e maggior benessere economico, come è giusto che sia. Si parla di Torino come una novella Bologna, mentre Bologna affonda sempre più e le normative non sono una boa ma un peso. I musicisti in città non sono diminuiti e l’intera categoria potrebbe, se ben sfruttata, ben regolamentata e non confusa con altre realtà di strada, portare a un maggior livello di benessere. 

Proteste già ne erano sorte e già c’era stata gente che aveva reagito a regolamenti simili indignandosi, perché si è sentita sminuire e reprimere nel proprio lavoro. Quel che chiediamo, sono disposizioni che tengano conto di questo e che, finalmente, valorizzino i musicisti a fatti e non solo a parole.

 

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