Ogni comunità ha diritto all'indipendenza: ha diritto di votare sul proprio futuro firma ora

Manifesto per il “Diritto di voto”

Il voto ha giocato un ruolo cruciale nelle società moderna.
Nel 1832 nel Regno Unito la facoltà di eleggere rappresentanti fu riconosciuta a quanti avevano beni immobili: a questo allargamento della base elettorale ne fecero seguito altri, fino a portare al suffragio universale maschile. Dall’altra parte dell’Atlantico, in Wyoming, nel 1869 il voto venne concesso anche alle donne.
In Italia il suffragio diventa universale, sebbene riservato ai maschi, solo nel 1912. Sarà esteso alle donne dopo la fine del Fascismo, nel 1946. Altrove si arriverà a ciò con più difficoltà e, ad esempio, in Sud Africa solo a seguito di dure lotte si è posto fine a un regime – l’apartheid – che attribuiva ai bianchi il controllo del sistema politico.
Ma oltre a ciò, da secoli il voto è utilizzato all’interno di associazioni e comunità per decidere su questioni specifiche: e così si vota anche nelle società per azioni, nelle scuole, nelle fabbriche.

Nei Paesi più aperti ai contributi della società civile, la popolazione viene interpellata di continuo e su questioni concrete. In Svizzera, in particolare, si vota anche sui trattati internazionali e sulle questioni fiscali, senza dimenticare che negli anni Settanta la secessione del cantone del Giura (staccatosi da quello di Berna) fu ottenuta al termine di un processo di democrazia diretta che ha permesso ai singoli comuni di decidere in libertà.

Al tempo dell’unificazione italiana si è fatto ricorso al voto per giustificare l’annessione dei territori da parte del Regno sabaudo. Gli elettori erano pochissimi e quelle consultazioni non furono libere, ma è comunque con un voto che lo Stato ha cercato di legittimarsi.
Analogamente, è con il voto che altre nazioni hanno scelto di dissolversi o restare unite. In Québec nel 1980 e nel 1995 si è votato sull’indipendenza. Più di recente, nel gennaio 2011, nel Sudan meridionale è stata una consultazione a far nascere un nuovo Stato indipendente.
Negare la facoltà di decidere, in modo pacifico e democratico, in merito ai propri confini significa violare le libertà fondamentali. Una buona comunità è consolidata dal consenso e se quest’ultimo manca è bene che una comunità si dissolva.

La seguente petizione promossa dall’associazione “Diritto di voto” punta a riunire persone che hanno idee differenti, praticano religioni distinte e non condividono i medesimi convincimenti morali, ma si trovano d’accordo sull’opportunità di riconoscere a ogni comunità locale la facoltà di decidere sul proprio futuro. Il dogma nazionalista dell’indissolubilità degli Stati, che è stato all’origine di tanti lutti, è incompatibile con una società aperta e va accantonato.
Per questo la petizione si propone di far crescere il consenso sulla centralità del suffragio universale e sul diritto delle collettività (a livello comunale o regionale) di votare sulla propria indipendenza: superando tabù e norme autoritarie.

I gruppi devono vedere rispettata la propria facoltà a gestirsi, dato che la libertà è un diritto naturale e non può essere negata a quanti la rivendicano.

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autodeterminazione, democrazia diretta, indipendenza, referendum

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