No all'abuso di professione infermieristica legalizzato. firma ora

Cari colleghi, non siamo qui per elencare quante volte è stato chiesto alla FNC Ipasvi delucidazioni sul ruolo dele II.VV. della CRI, nè per avviare una "crociata" contro quel personale di supporto che giornalmente mette a disposizione tempo e sacrificio per la società, ma per chiedere un cambio serio dell'attuale legislazione che permette la confusione dei ruoli a discapito della professione infermieristica titolata.

L'attale legislazione permette l'esercizio della professione a chi segue un percorso di studi universitari (attualmente corso di laurea) ben definito, l'esame finale ed l'iscrizione ad un collegio IPASVI. Alcune norme regolano l'equipollenza dei titoli infermieristici acquisiti prima dell'ultima riforma universitaria ed esiste un sistema di riconoscimento dei titoli esteri che rispetta le linee guida Ministeriali e dello Spazio Europeo dell'Istruzione Superiore. Con la pubblicazione della legge 108/2009, le II.VV. della Croce Rossa Italiana sono state abilitate a svolgere le funzioni "proprie della professione infermieristica", limitatamente ai servizi svolti "per le Forze Armate e la Croce Rossa Italiana". la succitata norma ha suscitato da più parti pesanti perplessità, sia in ambito nazionale che internazionale, contrastando peraltro con il decreto ministeriale 739/1994, che all'art. 1 definisce la figura professionale dell'infermiere come colui " in possesso del diploma universitario abilitante (Laurea, n.d.r.) e dell'iscrizione all'albo professionale", e con la legge 43/2006 che ribadisce l'obbligatorietà di iscrizione all'ordine sia in ambito pubblico che privato. La formazione delle II.VV. prevede la frequenza di un corso teorico-pratico biennale al termine del quale si consegue il diploma di “infermiera volontaria” corrispondente alla qualifica di operatore socio-sanitario specializzato (O.S.S.S.), ritenuta dall'attuale ordinamento giuridico quale professione ausiliaria alle dipendenze del personale sanitario infermieristico titolato; Il titolo di “infermiera volontaria” non risulta peraltro sostitutivo del percorso di laurea in infermieristica per l'esercizio della professione sanitaria di infermiere. Ad oggi non risulta posto in essere alcun atto i diffida alla Croce Rossa Italiana da parte della Federazione nazionale dei Collegi IPASVI, sebbene quest'ultima sia l'ente di diritto pubblico non economico a cui lo Stato delega la funzione di tutela e rappresentanza della professione sanitaria infermieristica nell’interesse degli iscritti e dei cittadini fruitori (civili e militari). Con recente circolare n. 06/2012 (protocollo P-P-1194/III.01) in data 27/02/2012, avente oggetto “Infermiere Volontarie della C.R.I.”, la Presidente della Federazione nazionale dei Collegi IPASVI Annalisa SILVESTRO rende noto che continuano a pervenire alla Federazione numerose richieste da parte di iscritti IPASVI in merito alla figura delle Infermiere Volontarie C.R.I. e all'uso improprio della denominazione di “infermiere”; nella medesima circolare la Presidente SILVESTRO afferma che malgrado la Federazione si sia prontamente attivata con forza per la modifica della L. 108 del 03/08/2009 si è dovuta scontrare con una ferma opposizione da parte del Ministro della Difesa. Sempre nella circolare di cui sopra viene specificato che l'ex Ministro della Difesa Ignazio LA RUSSA, ha fortemente voluto il Decreto 09/11/2010 relativo alla “Disciplina del corso di studio delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana”, nel quale peraltro si sono ravvisati sin da subito elementi di criticità relativamente al campo proprio di attività dell'Infermiere. Avverso il Decreto 09/11/2010 la Federazione nazionale IPASVI ha presentato ricorso al TAR del Lazio, il quale, pur rigettando l'istanza cautelare, ha accolto le tesi della Federazione IPASVI ribadendo che il diploma di “Infermiera Volontaria della C.R.I.” corrisponde ad un diploma di operatore ausiliario (OSSS) abilitato alle funzioni assistenziali esclusivamente in contesti emergenziali; Malgrado quanto sopra, le “crocerossine” continuano a svolgere attività infermieristica in contesti non emergenziali, non solo in favore del personale militare ma anche del personale civile; a conferma di ciò recentemente sono stati istituiti, su gran parte del territorio italiano, gli Ambulatori Infermieristici Territoriali della C.R.I. nei quali le “crocerossine” erogano prestazioni infermieristiche “a pagamento”, oltre che in regime di collaborazione con alcune Aziende Sanitarie Locali. Con Decreto Legislativo del 15 marzo, nr. 66 - Codice dell’ordinamento militare - viene peraltro ribadito che alle “crocerossine” viene riconosciuto il ruolo di ufficiale del corpo sanitario militare ausiliario (grado di sottotenente) mentre il personale sanitario infermieristico militare, avente il titolo di laurea, con competenze nettamente superiori rispetto alle “crocerossine”, ancora oggi è inquadrato nel ruolo dei sottufficiali. La tutela della professione infermieristica è un nostro diritto ed un nostro dovere e non possiamo, ne vogliamo, che la nostra professione venga delegata o ceduta in toto ad altre figure che vengono formate per le professioni ausiliarie e di supporto. Con la presente chiediamo ai nostri Rappresentanti in Parlamento una legge che tuteli maggiormente gli Infermieri che conseguono il titolo secondo i criteri della legge italiana ed europea , nonchè l'eliminazione delle "leggi ad hoc" ad oggi purtroppo ancora in vigore, che di fatto minano e confondono il ruolo esclusivo di una professione sanitaria importante quale quella infermieristica.

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