Manifesto: “Per ripartire dal Socialismo italiano ed europeo” firma ora

Partito dei socialisti e dei democratici? Casa dei riformisti e dei democratici?

In Italia come in Europa, comunque, l’obiettivo deve essere ripartire.

Ripartire nel senso di riprendere il cammino.
Ripartire nel senso di chiedere a tutti gli stessi sacrifici.
Ripartire il lavoro esistente con l’obiettivo di fare lavorare tutti.
La crisi che investe tutti i paesi della Comunità europea sta colpendo milioni di cittadini abbattendosi con effetti disastrosi sui loro redditi e sui loro diritti.

Cresce il numero dei disoccupati e si allarga in modo allarmante la platea dei giovani e delle donne che non trovano accesso al mercato del lavoro.

E’ sempre più chiaro a tutti che nessun paese sarà in grado da solo di governare la crisi e di porre un argine ad una disgregazione sociale che alimenta spinte nazionaliste e xenofobe.

Il lungo periodo di dominio della destra europea, con esperienze e capacità di governo molto diverse tra di loro, oggi tutte collocate nel Partito Popolare Europeo, che rappresenta nel Parlamento comunitario la maggioranza relativa, non è servito a portare l’Europa lontano dall’orlo del disastro.

La speculazione finanziaria, il liberismo sfrenato, l’attacco ai diritti sono stati gli ingredienti che hanno alimentato l’azione del centro destra, facilitata anche dalla crisi che ha investito le forze socialiste e democratiche in quasi tutti i paesi.

Il risultato delle presidenziali in Francia, confermato nelle recenti legislative e i recenti successi dei socialdemocratici tedeschi promettono ora l’inizio di una nuova stagione.

Apertura di una nuova stagione alla quale hanno contribuito sia l’impegno del Pd che quello del Psi che a vario titolo fanno parte del Pse. E’ evidente che l’obiettivo della salvezza e del rilancio dell’Europa richiede tempi non brevi e scelte coerenti e coraggiose.

Ripartire, nel senso di riprendere il cammino significa ripartire da un’ipotesi di lavoro che vale per l’Europa ma anche per l’Italia: è finito il tempo delle ammucchiate giustificate con l’esigenza di prendere voti, si apre la fase delle alleanze costruite attorno a un preciso programma, per governare crisi e cambiamento.

Un progetto che va costruito a partire da un accordo stretto tra Pd, Psi, le forze che diedero vita a Sel, oltre che con i cattolici democratici e i movimenti e liste civiche che abbiano nel loro orizzonte la consapevolezza del fatto che l’Europa può essere salvata solo dall’unità e dall’impegno delle forze socialiste e democratiche.


Sulla denominazione di questa alleanza si può certamente discutere scegliendo tra “socialisti e democratici europei” o “casa dei riformisti e democratici europei” o altro, purché sia chiaro che gli orizzonti politici e i contenuti programmatici non possono in nessun caso alimentare ambiguità di sorta.

Chiara deve essere la scelta di passi decisivi verso l’unità politica dell’Europa, una sola politica estera, una politica fiscale comune, una banca dotata di poteri certi.

Un passo decisivo quindi verso l’unità politica che presuppone una graduale rinuncia a quote significative di sovranità nazionale da parte di ogni Stato.

Se è convinzione comune che il cammino per uscire dalla crisi sarà lungo e doloroso saranno necessarie scelte chiare che esaltino il principio del ripartire tutto dai sacrifici ai vantaggi.

Se è vero che la crisi richiede a tutti pesanti sacrifici tali da incidere sui redditi, è necessaria una scelta che non neghi la necessità dei sacrifici, ma garantisca che questi siano davvero ripartiti in modo equo tra tutte le componenti della società.

Se il lavoro disponibile è insufficiente a garantire la piena occupazione e se è altrettanto chiaro che nei prossimi anni il lavoro disponibile non crescerà in modo davvero significativo, occorrono scelte precise che puntino alla ripartizione del lavoro esistente.

E’ questa una soluzione difficile e per certi versi impopolare, ma è anche l’unica scelta possibile se si vuole davvero affrontare il problema del lavoro per le giovani generazioni e anche per milioni di cittadini europei che rischiano anch’essi di trovarsi senza lavoro, senza pensione e senza ammortizzatori sociali.

Tanti altri dovranno essere i punti programmatici da affrontare ma deve essere chiaro che il programma dei riformisti non può presentarsi come un libro dei sogni e deve invece rilanciare e ridare centralità ai temi del lavoro, dei diritti, delle pari opportunità per tutti.

Un programma che di fatto esalta il bipolarismo e che richiama ognuno alla coerenza tra comportamenti in Europa e nel proprio paese. Se l’obiettivo principale è l’ Europa deve essere chiaro a tutti che non si può stare con Monti in Italia e con Berlusconi e il partito popolare in Europa.

L’unità dei moderati che si riconoscono nel partito popolare europeo tanto sbandierata da Berlusconi e Alfano è di fatto una pura declamazione propagandistica alla quale, però rischia di contribuire, anche Casini, se continuasse a dare l’impressione che per l’Udc non esista una contraddizione evidente tra la innegabile vocazione europeista del P.P.E. e il Pdl.

Per quanto ci riguarda, convinti dell’esigenza di garantire al governo dei tecnici il sostegno necessario a completare la legislatura non ci sfugge affatto la contraddizione che esiste tra queste prime nostre ipotesi programmatiche e l’operato del governo Monti al quale se si può dare atto di aver risollevato il prestigio dell’Italia si può rimproverare un modo di operare che rischia di confondere i fatti con le parole e le promesse.

Riscoprire un filo rosso di coerenza politica e programmatica tra comportamenti in Italia e in Europa significa però non lasciare dubbio alcuno sul fatto che nel confronto in Europa, che si annuncia sempre più chiaramente bipolare, la nostra collocazione è all’interno della famiglia socialista.

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