Mandiamo un segnale forte a Roma. Incoraggiamo i sindaci che dicono «basta» ad andare avanti con la nuova lega dei comuni d'Italia firma ora

La pressione fiscale nel nostro paese è a un livello poco ragionevole, le medie e grandi multinazionali che si erano parzialmente astenute dall'attrazione Cinese o del mondo asiatico in generale, oggi per merito del nuovo cuneo fiscale stanno completando l'opera di migrazione, trasferendo le proprie attività produttive verso la vicina Svizzera, la Serbia o altri paesi dell'est. Mentre le piccole e le medie Imprese che erano state l'ossatura del paese sono rimaste quasi senza sbocchi esterni e contemporaneamente strozzate da un fisco impegnato unicamente a battere cassa per pagare i debiti e di conseguenza che non guarda più in faccia a nessuno. Purtroppo e con tutto rispetto, in questa brutta situazione chi ci ha veramente rimesso sono coloro che non ce l'anno fatta perdendo il loro bene più prezioso. Dall’inizio dell’anno hanno chiuso i battenti, nel terziario, 64.000 imprese, la gran parte delle quali svolgevano attività commerciali. Dall'inizio della crisi per i fallimenti in tutta la Penisola si sono persi oltre 300mila posti di lavoro. Nel Paese attualmente non ci sono dei validi investimenti per la ricerca e l'innovazione i quali ci avevano contraddistinto nel mondo per il rinomato made in Italy, non certo quello che conosciamo ora importato dall'estero e venduto spesso come italiano "per fortuna non per tutti i casi". Il risultato di questa brutta situazione socio politica è che siamo stanchi, sfiniti, scoraggiati e per la maggior parte anche incavolati di pagare perentoriamente i costi di una politica che cambia pelle tutti i giorni, promettendo ciascuno a modo suo di dare la ricetta per migliorare il mondo intero, ma che finisce poi sempre con salvaguardare solo e soltanto i propri interessi.
Tuttavia qualcosa nell'aria si sta muovendo non è ancora un vero federalismo fiscale fra regioni, ma per ora è un embrione di protesta che parte dal basso, è fatto dai Comuni attraverso i propri sindaci e che tramite l'associazione ANCI incominciano a parlare un linguaggio comune di obiezione sui metodi di riscossione fiscale e su alcuni altri punti dove è troppa l'ingerenza dello stato a discapito di noi cittadini.
Ciò che si può fare per ora è di porre alcune firme di supporto e incoraggiamento per i sindaci, di qualunque colore essi siano, pur di andare avanti su questa linea, che non è una linea anticostituzionale di non pagare i contributi di cui vengono attualmente accusati. Ma una volontà ispirata ad una voglia di giustizia e che potrebbe risollevare tramite la loro protesta le sorti del paese, dando voce ai molti che stanno urlando inascoltati contro i mulini al vento e che da tempo non ce la fanno più. Certo questa è una scelta coraggiosa e per molti aspetti ancora tutta da valutare, ma che tuttavia può impostare le basi per porre freno alla continua messa in cantiere di tasse ingiuste, ingiustificate, illegittime e politicamente sbagliate, naturalmente senza però rimetterci, né economicamente né dal punto di vista legale.
Sembra che attualmente questa protesta i suoi risultati comunque li stia già dando, giusto o sbagliato che sia le risorse per appianare i bilanci in rosso e di conseguenza scongiurare eventuali aumenti dell'iva le stanno cercando altrove limitandone anche gli sprechi, che erano e che sono ancora troppi.
Proviamo ad immaginare quali scenari futuri potrebbero prospettarsi se i sindaci si accordassero su una politica di salvaguardia fondata sul bene comune.
Troveremmo finalmente dei comuni dove è possibile dialogare con il fisco, per giunta con la facoltà di pagare meno alcune tasse imposte dal sistema centrale. Li ci sarà la possibilità di portare la propria residenza o magari aprire attività o fabbriche, oppure semplicemente di trovare lavoro oltre che magari comprare la casa, senza quindi preparare la valigia per reinventarsi chissà che cosa e magari all'estero. E' chiaro che in questo modo tutti i comuni sarebbero spronati a far finalmente fruttare le risorse che hanno a disposizione sul loro territorio, in modo che nessuno se ne vada altrove, ogni persona rappresenterebbe finalmente una risorsa e non solo il solito contribuente o meglio il pozzo di San Patrizio a cui accedere quando bisogna far tornare i conti, creando anzichè la crescita il paradosso della recessione, in cui sembra che siamo per ora finiti dentro, come Europa o no il risultato non cambia.
E' chiaro che sotto incoraggiamento diretto dei propri cittadini i comuni saranno costretti oltre che ad avere unità di veduta sulle problematiche fiscali a creare anche una certa e sana competizione fra di loro. Questo spronerebbe i sindaci a non subire passivamente la chiusura delle attività nel proprio territorio, con impoverimento della sua popolazione e con conseguente aumento al ricorso dello stato sociale; il che non rimpinguerebbe di certo le casse comunali. Con maggior potere alla lega dei comuni italiani, non avrebbero più senso le province che dovranno essere ridotte o eliminate, e con esse cesserebbe l'immenso e inutile spreco di danaro pubblico. Oggi essendo molte le attività informatizzate troppe amministrazioni creerebbero anche confusione e non solo sprechi. Molto oggi può essere gestito a distanza, infatti aziende lontanissime si scambiano informazioni, documenti e collaborano giornalmente tramite l'utilizzo attivo dell'informatica. Avvengono anche operazioni chirurgiche molto complesse a distanza, bastano gli strumenti giusti.
Altri consigli utili per i sindaci
L’imponibile fiscale soprattutto per compensare l’impatto negativo sull’economia dovuto all’aumento dell’età pensionabile dovrebbe scendere di un 10% sia per le aziende IRI che per i lavoratori Irpef. L'Iva massima non dovrebbe essere mantenuta al 21%, ma ribassata al 17% ed introdotta la piena deducibilità. Queste aiuterebbe la ripresa incentivando di nuovo i consumi che sono fermi.
Per i giovani che entrano nel mondo del lavoro dovrebbe essere adottata dai comuni una dote occupazionale, la stessa cosa per i cinquantenni per facilitarne il reinserimento.
Le realtà aziendali sparse sul territorio comunale potrebbero presentare, su uno o più anni, un piano di sviluppo e di innovazione. Se lo mantengono possono godere di sgravi fiscali e premi.
Le attività mediche o commerciali, in generale con prestazioni d'opera, dovrebbero presentare un tariffario accessibile a tutti. Ad esempio se ci sono più studi dentistici ciascuno dovrebbe applicare un ben definito tariffario, con alcune specialità fondamentali magari a costo contenuto. Questo permetterebbe la conoscenza , la competizione onesta, e una maggior controllo sull' evasione fiscale, oltre che ad ottenere incentivi.
Il fabbisogno statale dovrebbe essere assegnato non più come specifiche tasse da imporre, ma solo sottoforma di un certo onere, poi aspetta alla singola amministrazione comunale e a seconda della specificità delle sue risorse spalmarne i modo equo i costi sulla popolazione.
In poche parole aiutati anche dal personale che potrebbe arrivare dalla riduzione delle provincie, i comuni non devono più essere solo dei punti di raccolta di danaro fresco per lo stato, ma devono darsi da fare per trasformarsi per interesse di tutti, in piccole o grandi entità per lo sviluppo del territorio e sovraintendendo in modo attivo a favorire e ad incentivare la redditività locale. In pratica devono pensare ogni giorno come parte integrante di una realtà molto più complessa di quella attuale. Devono favorire la crescita per tutte le attività in loco che funzionano e ricevendone in cambio un Business, come se fosse una realtà da gestire simile a quella imprenditoriale. Deve sparire dal vocabolario comune la parola contribuente.
Quindi se vuoi sottoscrivere questa petizione puoi lasciare al posto del commento "sottoscrivo questa petizione" il tuo consiglio o commento di incoraggiamento per il Sindaco del tuo Comune.
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YOGADa:
Politica e GovernoIn:
Destinatario petizione:
I Sindaci di Tutti i Comuni Italiani

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annessione, cultura, diritti, giustizia, italia, petizione, politica, referendum, svizzera, tasse

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