Lettera aperta per le elezioni del Rettore Università di Salerno - Giugno 2013 firma ora

Sono state indette le elezioni per il Rettore all’Ateneo di Salerno. Abbiamo già avuto occasione di leggere articoli di giornali, abbiamo avuto dichiarazioni dei sindacati e si sono attivate organizzazioni interne all’ateneo (facoltà, ma anche comitati di saggi e altre alchimie).

Noi pensiamo che siano i veri soggetti interessati a doversi esprimere. Infatti è a docenti, personale tecnico e amministrativo e studenti che è diretta questa missiva, scritta con la sensibilità di un gruppo di docenti, ma con il desiderio di includere e non di escludere anche le opinioni degli altri elettori che condividano l’intento di scegliere tra i candidati un garante di princìpi per l’Università.

Ci auguriamo che questa lettera aperta abbia un corrispettivo nei documenti programmatici dei candidati rettori e  che nell’assemblea del 12 giugno su questi temi ci sia occasione di un confronto.

 

I princìpi ed il contesto

L’Università è Istituzione basata sulla dimensione pubblica e su tale pilastro si definiscono sia le attività che la caratterizzano come centro di ricerca scientifica e sviluppo culturale, sia i servizi offerti agli studenti e al territorio, ivi compresa l’offerta didattica e l’alta formazione professionale. Questa fu l’ispirazione dei Padri Costituenti, riflessa negli art. 9 e art. 34, tuttora validi anche nel nuovo contesto europeo ( “[The University] is a public good and a public responsability”, Berlino, Settembre 2003, conferenza dei Ministri europei).

Ciò vale e deve valere, in misura assoluta, per l’Università statale e, di conseguenza, per il nostro ateneo.

La potenziale minaccia a questo principio può arrivare da più parti, esterne ed interne. La minaccia interna si chiama “Fondazione”, che, in base alla normativa vigente (L 388/2000, DPR 254/2001 e infine L. 133/2008[1]), permetterebbe di privatizzare alcuni servizi e svolgere varie funzioni ed attività precedentemente svolte direttamente dalle Università. Dai candidati Rettori vorremmo rassicurazioni esplicite su questo punto.

Il contesto economico e sociale italiano è in profondo mutamento e da alcuni anni si va realizzando la riorganizzazione del sistema dell’Università italiana.

E’ purtroppo sempre più diffusa, nella nostra società, una certa tendenza a considerare tutti i fenomeni di interazione individuale e sociale in una ottica banalizzata: quella di ridurre l’analisi dei fenomeni sociali a una prospettiva meramente economica o, peggio, grettamente utilitaristica. Secondo noi l’Università, come del resto tutto il sistema della formazione, è Istituzione dalle ricadute e interazioni assai complesse e non può essere vista come un’impresa economica o commerciale che nella soddisfazione dei suoi “clienti - studenti” e nel suo profitto veda il principio del suo funzionamento. Gli studenti sono invece fruitori di un servizio di mobilità sociale, attuato tramite il sofisticato meccanismo dell’apprendimento culturale, che nel sistema di formazione pubblica per tutti è garantito dallo stato.

Per tali ragioni, pensiamo che l’Università di Salerno debba muoversi in accordo ai principi costituzionali e avere una certa resistenza alla corrente di pensiero prevalente di oggi.

 

Un rettore dal profilo indipendente

E’ per questo che sentiamo, ora più che mai, la necessità di un Rettore indipendente da poteri esterni e da potentati interni, con una chiara idea della sua difficile missione. Pensiamo che il Rettore debba essere scelto nell’Ateneo salernitano, che abbia la necessaria buona conoscenza dei processi in atto e che sia a lui ben nota la realtà territoriale, il tessuto sociale ed economico nel quale l’ateneo si inserisce e si sviluppa.

E’ altresì necessario – a nostro avviso - che il Rettore non si senta espressione o suggerimento di associazioni sindacali, né di forze, movimenti e istituzioni politiche esterne all’università; ma è forse ancora più importante che il Rettore non sia percepito come espressione o emanazione di oligarchie o potentati accademici, a qualsiasi titolo costituiti, o di componenti interne all’ateneo (aree scientifico-culturali, facoltà, dipartimenti, strutture, fasce).

I prossimi anni costruiranno, a nostro avviso, un nuovo assetto organizzativo dell’Università italiana. La nuova classe dirigente si troverà in un contesto nazionale in cui molti paradigmi del passato verranno  messi in discussione, e sarà necessario dimostrare il peso specifico dell’Ateneo Salernitano. Ci appare chiaro che ruoli, prestigio e finanziamento pubblico di oggi saranno diversamente parametrati nel prossimo futuro e che la valutazione dell’Ateneo tutto risentirà della valutazione di singoli, di Corsi di Studio, di Dipartimenti. Tali mutamenti non potranno non riflettersi in politiche di governo interne che facilitino la valutazione e incentivino il merito.

Tenuto conto di queste  sfide che abbiamo davanti, il rettorato futuro pensiamo dovrà essere caratterizzato da un metodo di lavoro che si fondi sulla valutazione e che privilegi la collegialità delle decisioni, attraverso un paziente lavoro di composizione delle istanze provenienti dalla collettività accademica.

 

Università e diritto allo studio

La garanzia del diritto allo studio ha bisogno di direttive politiche e di scelte conseguenti. In una delle regioni più povere d’Italia, in una università nata per una formazione al servizio del territorio, la politica del diritto allo studio deve far parte delle premesse.

La politica a cui pensiamo è quella di accesso a corsi di studi, a strutture scientifiche e didattiche, logistiche, amministrative, tecniche, ludiche aperte a studenti di tutti i ceti sociali, adeguando le strutture ai bisogni (risorse umane e aule alle richieste di studenti) e non viceversa (numero di studenti alla capienza delle aule). In accordo con questi princìpi, la politica della tassazione deve concorrere a creare condizioni di pari dignità e opportunità, lavorando a reperire fondi per borse di studio destinate a studenti bisognosi e meritevoli e trasporti efficienti (in un periodo in cui i trasporti pubblici sono fortemente penalizzati) .

 

Il mantenimento della ricerca e dei tre livelli della formazione

L’Università di Salerno deve continuare ad essere, ed anzi potenziarsi come luogo della formazione di uomini, studiosi e cittadini liberi da pregiudizi ed aperti all’innovazione ed al cambiamento. Cittadini capaci di discutere, di criticare, di emendare, di migliorare e di riconvertire contesti organizzativi, processi lavorativi, ambiti sociali.

Il “circolo virtuoso” ricerca – didattica - apprendimento è, a nostro avviso, la migliore formula per il raggiungimento di tale obiettivo, a patto che sia preservata la fondamentale libertà che da sempre, nell’Università, contraddistingue tali attività. Il mantenimento della ricerca e una politica orientata al potenziamento dei suoi standard, non possono che avvenire attraverso:

a.    l’incentivazione alla partecipazione a progetti europei e regionali, che deve essere accompagnata dal potenziamento del supporto amministrativo e burocratico necessario al corretto sviluppo di tali progetti;

b.    una spinta all’internazionalizzazione per uscire da una dimensione “provinciale” in cui facilmente il nostro ateneo si rinchiude;

c.     .il potenziamento e bilanciamento tra fonti di finanziamento pubblico e privato, con una oculata ripartizione delle risorse tra le diverse aree scientifiche e culturali dell’ateneo.

Quest’ultimo punto risulta particolarmente delicato, perché implica di prendere in seria considerazione due aspetti: il delicato legame tra finanziamento privato e libertà della ricerca (che deve essere mantenuta e preservata, a nostro parere, sia nei temi che nelle procedure) e le sostanziali differenze nella possibilità di accedere a tale fonte di finanziamento tra aree scientifico-tecnologiche e sanitarie, da un lato, e umanistico giuridiche dall’altro. Una visione intelligente e globale di sostegno alla ricerca di base ed applicata in tutti i settori deve essere capace di mettere a frutto le risorse aggiuntive all’interno di un meccanismo “solidale” per neutralizzare o ridurre tale disparità, fatto salvo il rispetto di principi di merito, valorizzando quindi l’impegno e la “propositività” di gruppi di ricerca anche con lo stanziamento di risorse ad hoc.

Particolare interesse riveste la posizione del futuro rettore in merito all’imminente messa in atto del sistema universitario regionale: vogliamo che sia garantita all’ateneo salernitano la possibilità di mantenere la maggioranza dei corsi di studio di I e II livello e i corsi di dottorato di ricerca per i quali ha raggiunto negli ultimi anni standard elevati, al pari delle maggiori università del paese e che il nostro ateneo non venga sacrificato ad interessi altri che ne impongano una riduzione come merce di scambio per operazioni di lottizzazione politica; su questo aspetto vorremo che il candidato Rettore esprimesse il suo orientamento ed il suo impegno

 

Centralità al ruolo docente

Didattica e Ricerca devono essere dunque legate a doppio filo, consolidando e potenziando gli spazi che l’Ateneo si è conquistato in un contesto in cui la richiesta di formazione universitaria diminuisce e la ricerca è sotto finanziata.

Il potenziamento dell’ateneo, in questo contesto, passa a nostro avviso dalla scelta strategica di una riorganizzazione profonda che restituisca centralità al ruolo dei docenti, sul piano organizzativo dell’ateneo. Veniamo da anni in cui l’organizzazione interna è stata merce di scambio con la visibilità in politica (corsa alla revisione degli statuti e gara ad essere i primi nelle riforme….) o di impropri accordi con le parti sociali per la dis-organizzazione amministrativa (sindacato). L’attuale articolazione in distretti è, a detta di molti di noi, esempio fallimentare di un metodo di lavoro sbagliato, che ha avuto come ricaduta un essenziale peggioramento delle condizioni lavorative dei docenti (ma anche del personale amministrativo) e sui cui risultati occorre avviare un serio processo di riflessione e revisione.

 

Gestione e sviluppo dell’ateneo

L’organizzazione dell’ateneo deve essere funzionale al progetto di ateneo del futuro e deve cambiare nella direzione di uno snellimento burocratico, un decentramento di decisioni, una chiarificazione dei ruoli, una politica della responsabilità. Il candidato dovrebbe presentare una sua proposta organizzativa ed essere disponibile a discuterla ed eventualmente migliorarla, in base alle proposte degli interlocutori.

La guida dell’ateneo per i prossimi anni, considerando i tempi di “vacche magre”, dovrà garantire pari dignità e lo sviluppo armonico delle diverse componenti accademiche e delle diverse aree (didattiche e scientifiche), in particolare per quel che riguarda:

a.    la gestione e ripartizione delle risorse umane e finanziarie;

b.    la programmazione triennale e il reclutamento;

c.     la gestione (potenziamento, mantenimento, riduzione) dei corsi di studio.

 

 

In accordo con le posizioni e le istanze sopra espresse,

chiediamo

ai candidati alla carica di Rettore di tener presenti e rispondere, nei loro programmi e nei loro interventi pre-elettorali, alle domande poste qui di seguito:

 

1.       Quale ruolo e quali prerogative intende riservare alla Fondazione rispetto al soggetto pubblico universitario?

2.        Quale rapporto, quale grado di autonomia si impegna a mantenere rispetto alle decisioni ministeriali e all’organismo della CRUI? In particolare nei rapporti con il MIUR, la CRUI e altri soggetti esterni in che modo si terrà conto delle opinioni del corpo docente dell’Ateneo?

3.       Qual è la sua posizione rispetto all’attuazione di un sistema universitario regionale?

4.       Quale ritiene siano le priorità su cui centrare la sua politica per il diritto allo studio? In particolare cosa intende fare con le tasse universitarie, con le borse di studio e quale è la sua visone rispetto al numero programmato?

5.       Con quali strumenti si può assicurare l’equilibrio tra finanziamento pubblico e privato, la difesa della libertà di ricerca e lo sviluppo / incentivazione / supporto di aree culturali con diverse possibilità di accesso ai finanziamenti?

6.       Come intende gestire l’organizzazione del comparto amministrativo dell’ateneo ed in particolare qual è la sua posizione rispetto all’attuale articolazione e funzionamento dei distretti amministrativi? Quali revisioni e/o soluzioni migliorative pensa siano possibili per giungere a una forma di organizzazione che non penalizzi, ma faciliti il lavoro del personale amministrativo, docente e ricercatore?

7.       Quale politica adotterà per il potenziamento della ricerca e della sua qualità? In che modo favorirà la diffusione e lo sviluppo della cultura della valutazione e quali meccanismi di incentivo/disincentivo pensa siano attuabili?

8.       Quale politica adotterà per la gestione e la ripartizione delle risorse?

9.       Come intende gestire i rapporti tra i due organi principali (Dipartimenti e Facoltà) in cui è articolata la comunità dei docenti; in particolare quante e quali prerogative verranno riservate alle nuove Facoltà?

10.   Quale sarà la politica dell’ateneo per il reclutamento? In particolare come si pensa di gestire lo squilibrio tra un probabile elevato numero di abilitazioni e le risorse insufficienti? Come si intende conciliare questo con il reclutamento di nuovi ricercatori?

11.   Quale politica adotterà per la difesa dei corsi di studio dell’ateneo (nell’ambito della ristrutturazione regionale) e in particolare dei corsi di dottorato di ricerca, per i quali è attualmente prevista una forte contrazione che potrà avere conseguenze a cascata sul mantenimento degli standard faticosamente raggiunti in questi anni?

12.   Con quali strumenti si possono assicurare buoni risultati nella valutazione delle strutture e nell’accreditamento dei corsi di studio richiesti dal nuovo sistema di monitoraggio degli atenei?

13.   In un’ottica di gestione condivisa dell’Ateneo intende dotarsi di una “squadra di governo” e in caso positivo come intende organizzarla?

 

In aggiunta alle questioni di carattere più generale e politico, altre urgenze particolari richiedono prese di posizione esplicite da parte del futuro rettorato. Tra queste, ad esempio:

il reperimento di risorse destinate in maniera esplicita al sostegno della mobilità internazionale, minacciata dai recenti tagli che rischiano di penalizzare gli scambi culturali; lo studio di iniziative volte a risolvere l’annoso problema dei trasporti pubblici verso il campus, generati da mancati accordi tra Provincia, Regione e Ateneo; un’azione più incisiva nei confronti della Regione per lo snellimento nell’acquisizione dei fondi già stanziati e destinati all’ateneo.

 

Ci auguriamo, quindi, di leggere e ascoltare posizioni chiare, espresse e formulate in modo non ambiguo, che dissipino molti dei dubbi e delle preoccupazioni presenti in una larga parte del corpo docente sulle attuali tendenze di cambiamento dell’istituzione universitaria e su una visione del suo ruolo formativo che non coincide con quella per la quale abbiamo impegnato le nostre energie e i nostri sforzi fino ad oggi.

L’assemblea del 12 giugno sarà per noi l’occasione di un confronto serrato con i candidati rettori in merito alle questioni che ci stanno a cuore.


[1] L’art. 16 del decreto-legge n. 112 del 2008, come convertito in legge n. 133 del 2008 attribuisce alle università, o meglio al senato accademico, la facoltà di trasformarsi in fondazioni di diritto privato; si attribuisce a tale organo il potere di cambiare natura giuridica e trasformare l’università da soggetto di diritto pubblico in soggetto privato.

 

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Libero Sesti OsseoDa:
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Destinatario petizione:
Elettori del Rettore dell'Università di Salerno, Giugno 2013

Sostenitori ufficiali della petizione:
Gruppo di professori dell'Ateneo

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2013, elezioni, principi, rettore, salerno, sotoscrizione, università

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