Cosa c'è di nuovo nel “Progetto di educazione sentimentale ed esercizio del pensiero dialogante”? Un appello per riconoscere i saperi nel costruire formazione firma ora

Come studiose/i/* e docenti delle università piemontesi esprimiamo forti perplessità sulla decisione del Consiglio Regionale del Piemonte di promuovere e finanziare il “Progetto di educazione sentimentale ed esercizio del pensiero dialogante” proposto dal prof. Paolo Ercolani e dalla dott.ssa Giuliana Mieli. 

Chiediamo al Consiglio Regionale di chiarire le ragioni della scelta di privilegiare questo progetto rispetto alle tante serie proposte che da molti anni, sul territorio piemontese, vedono la proficua collaborazione tra saperi e competenze educative di istituzioni, università, enti di formazione ed associazioni nella costruzione di percorsi di educazione alle differenze e contrasto alle violenze di genere, sia con le/gli studenti che nella formazione continua di insegnanti e professionisti. Negli ultimi decenni, il Piemonte è stato in questo ambito un luogo avanzato di elaborazione e sperimentazione, con lo sviluppo di buone pratiche riconosciute a livello internazionale.

Come il progetto di cui riportiamo qui il testo disponibile possa essere presentato come innovativo e di particolare qualità in questo contesto ci appare oscuro. Nonostante la difficoltà di comprendere i contenuti ed i metodi del progetto sulla base dello scarno testo presentato, possiamo coglierne aspetti particolarmente problematici.

"Progetto di educazione sentimentale ed esercizio del pensiero dialogante

Si tratta di un’iniziativa pilota, intrapresa per la prima volta in Italia, promossa dal Consiglio regionale del Piemonte attraverso la sua Consulta regionale dei giovani. L’obiettivo è quello di contrastare la violenza e la discriminazione dell’altro, in un’ottica preventiva, promuovendo una “rialfabetizzazione emotiva” di ragazzi e ragazze affinché, nell’era dei social network e del nascondimento di sé dietro maschere virtuali, imparino invece a vivere sane relazioni sentimentali e sociali in maniera consapevole e costruttiva, nel rispetto di sé e dell’altro.

Il corso, di educazione sentimentale e non sessuale, non prevede l’introduzione di una nuova materia obbligatoria nel curriculum di studi, bensì offre un’opportunità formativa di tipo seminariale, libera e facoltativa, a cui potranno aderire gli istituti superiori della regione. Il corso si rivolge infatti agli studenti delle classi quinte degli istituti di istruzione secondaria di II° grado del Piemonte. Le scuole hanno tempo fino a mercoledì 31 ottobre per aderire all’iniziativa. Il progetto sarà strutturato in modo organico attraverso una serie di incontri di tre ore ciascuno condotti dal professor Paolo Ercolani, docente di filosofia dell’educazione dell’Università di Urbino e dalla dottoressa Giuliana Mieli, filosofa e psicoterapeuta. Ampio spazio sarà dedicato al dibattito e al confronto con gli studenti.

I principali temi affrontati saranno: ● Storia e critica del pregiudizio misogino ● La condizione della donna nella storia ● Le differenze di genere da un punto di vista biologico ● I giovani di oggi, le relazioni adulte di domani

L’intento è quello di instaurare un dialogo continuativo e dinamico con i ragazzi, cercando di stimolare una nuova maturità per affrontare le questioni nodali della contemporaneità in campo sentimentale."

A fondamento del progetto vi è la proposta di separare sentimenti e sessualità in percorsi formativi distinti. Questa proposta, che viene presentata ma non argomentata, appare in contrasto con decenni di ricerca sui processi di costruzione di identità e relazioni di genere.

Obiettivo dichiarato del progetto è “contrastare la violenza e la discriminazione dell’altro”, ma dal testo pare emergere l'attenzione ad una sola dimensione di differenza: quella tra “la donna” e “l'uomo”, a cui è ridotto il concetto di differenze di genere. Questo binarismo rimuove le differenze di orientamento sessuale e di identità di genere, e rende invisibili le intersezioni tra genere e altre dimensioni di differenza e disuguaglianza (come classe sociale, cittadinanza, razza, cultura, età). Tutto ciò rappresenta un preoccupante arretramento rispetto alle attività di sensibilizzazione e formazione sviluppate in questo campo in Piemonte, anche dalla Regione.

Quali strumenti di comprensione dei fondamenti delle diseguaglianze di genere, condizione per il loro superamento, sarebbero forniti alle studentesse e agli studenti? Nel progetto, le differenze tra donne e uomini sono ricondotte ad un fondamento biologico, mentre non sono nominate né la loro costruzione sociale né le relazioni di potere che le definiscono. La centralità della spiegazione biologica delle inclinazioni e del ruolo sociale di donne e uomini è stata ribadita, del resto, anche durante la conferenza stampa di presentazione del progetto dalla dott.ssa Giuliana Mieli:

Siamo individui relazionali, abbiamo bisogno di relazione, e la custode di questo mondo relazionale è proprio la donna [...] Quando mi si dice che l'uomo così razionale e sicuro di sé perde un po' la trebisonda nel momento in cui si sente affascinato dal corpo femminile, mi va benissimo che sia così! È una parte fondamentale della donna e forse ha un significato nell'iter dello sviluppo delle persone”

E ancora:

"... la natura ha espresso la modalità della cura attraverso una base biologica dei nostri comportamenti legati agli ormoni per garantire la sopravvivenza della specie."

L'aspetto innovativo di questo progetto sembrerebbe consistere soprattutto in un sistematico disconoscimento delle conoscenze acquisite in decenni di ricerca nell'ambito degli studi sul genere e sulla sessualità. La sua promozione rischia di alimentare i tentativi di delegittimare gli studi di genere (banalizzati e ridotti a una fumosa quanto inesistente “teoria gender”), tentativi che si stanno diffondendo in Europa, ormai da alcuni anni, e che rappresentano minacce autoritarie alla libertà di ricerca. La delegittimazione degli studi di genere rappresenta, infatti,  un attacco più generale a quei saperi che studiano le condizioni strutturali e culturali che producono differenze e diseguaglianze.

L'educazione alle differenze ed il contrasto alle violenze di genere sono oggi cruciali.

Proprio per questo, richiedono un lavoro approfondito di collaborazione tra saperi accademici, pedagogici, associativi per la costruzione di percorsi educativi. Un lavoro fondato sull'uso preciso dei concetti, sulla rigorosa analisi delle cause di violenze e discriminazioni di genere e delle strategie per contrastarle, oltre che sulla valutazione e valorizzazione delle esperienze formative già realizzate sul territorio piemontese.

 

Primi/e/* firmatari/e/*

Chiara Bertone Professoressa Associata di Sociologia, docente di Sociologia della famiglia, Università del Piemonte Orientale

Raffaella Ferrero Camoletto, Professoressa Associata di Sociologia dei Processi culturali, docente del Laboratorio Genere e Sessualità, Università di Torino

Manuela Naldini, Professoressa Associata di Sociologia dei processi culturali, docente di Sociologia della Famiglia, Università di Torino

Marco Pustianaz, Professore Associato di Letteratura Inglese e Teatro, teorico queer e docente di Studi di Genere, Università del Piemonte Orientale

Maya De Leo, docente di Storia dell'omosessualità, Università di Torino

Maddalena Cannito, Ricercatrice precaria, Università di Torino

Rosalba Altopiedi, Ricercatrice in Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale, docente di Sociologia della Devianza, Università del Piemonte Orientale

Roberta Bosisio, Professoressa associata di Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale, docente di Sociologia della devianza e Sociologia dell’infanzia, Università di Torino

Cristina Solera, Ricercatrice di Sociologia, docente di Sociologia della Famiglia, Università di Torino

Arianna Santero, Assegnista di ricerca in Sociologia, Università di Torino

Mia Caielli, Professoressa Associata di Diritto pubblico comparato, docente di Anti-Discrimination Law, Università di Torino

Rachele Raus, Professoressa Associata di Linguistica francese, docente di Lingua e Traduzione (Lingua francese), Università di Torino

Valeria Quaglia, Dottoranda in Sociologia e Metodologia della Ricerca Sociale, Università di Torino

Carlotta Cossutta, Assegnista di ricerca in Filosofia Politica, Università del Piemonte Orientale

Silvia Casassa, Ricercatrice di Chimica, Università di Torino

Paola Maria Torrioni, Professoressa Associata di Sociologia dei processi culturali, docente di Sociologia della Famiglia, Università di Torino

Joëlle Long, Ricercatrice, Dipartimento di Giurisprudenza, Università di Torino

Gabriella Silvestrini, Professoressa Associata di Storia del Pensiero Politico, Università del Piemonte Orientale

Federica Turco, CIRSDe, docente del corso di Semiotica del gender, Università di Torino

Alessandra Consolaro, Professoressa Associata di Lingua e letteratura hindi, Università di Torino

Maria Laura Di Tommaso, Professoressa Ordinaria di Economia Politica, Dipartimento di Economia e Statistica Cognetti de Martiis,Università di Torino

Lorenzo Rustighi, Assegnista di Ricerca in Filosofia, Università del Piemonte Orientale

Lorenzo Todesco, Ricercatore in Sociologia, docente di Sociologia e Ricerca Sociale, Università di Torino

Valeria Cappellato, Assegnista di ricerca in Sociologia, Università di Torino

Valentina Goglio, Assegnista di ricerca in Sociologia, Università di Torino

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educare alle differenze, violenza di genere

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