APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PER SOSTENERE GLI OPERAI DI MELFI firma ora

Questa è una rivisitazione della lettera scritta dagli stessi operai a Napolitano, riadattata a nome di noi cittadini.


Ill.mo Presidente Giorgio Napolitano,

mi rivolgo a Lei, quale massima carica dello Stato e supremo garante della Costituzione, per sottoporre alla sua attenzione una vicenda, la cui eco da diversi giorni ha raggiunto tutti gli organi della stampa nazionale, che non lede soltanto i diritti di cittadini e lavoratori ma colpisce direttamente i diritti collettivi e generali degli operai. Sono un cittadino italiano ed esprimo la mia solidarietà a Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, i tre operai licenziati dalla Fiat-Sata di Melfi in occasione di uno sciopero indetto unitariamente da tutte le sigle sindacali facenti parte della RSU aziendale. Per l'azienda, si sarebbero resi responsabili di un reato avendo deliberatamente ostruito il transito a dei carrelli (Agv) che servono la linea di produzione all'interno dello stabilimento. In verita', non vi e' mai stato alcun blocco dei predetti carrelli da parte loro e men che mai puo' ritenersi sussistente alcuna fattispecie delittuosa a loro carico, cosi' come comprovato dalle testimonianze di tutti i lavoratori presenti in occasione dello sciopero innanzi detto e da tutta la RSU unitaria. Non si tratta soltanto della loro versione dei fatti, la quale potrebbe risultare viziata dalla carita' di parte, ma di cio' che ha stabilito il Tribunale di Melfi, in funzione di Giudice del lavoro, adito dalla Fiom-Cgil ai sensi e per gli effetti dell'art.28 della legge 300 del 1970. In pratica, il magistrato ha riconosciuto l'antisindacalita' della condotta posta in essere dalla Fiat-Sata, ordinandole conseguentemente di reintegrarli immediatamente nel loro posto di lavoro. Tuttavia, sebbene il decreto del Tribunale di Melfi, depositato in cancelleria in data 9 agosto 2010 a conclusione del giudizio recante il numero 435/2010 Rgl, per espressa previsione di legge, abbia immediata efficacia esecutiva e non sia revocabile fino alla conclusione del giudizio di opposizione, l'azienda in un primo momento ha comunicato loro la reintegra sul posto di lavoro e, successivamente, con un telegramma, ha dato notizia della sua volonta' di non avvalersi delle loro prestazioni lavorative. Alla ripresa del lavoro dopo le ferie estive, nel momento in cui si sono recati in azienda per riprendere regolarmente (come peraltro annunciato alla Fiat Sata) il loro lavoro, quest'ultima gli ha comunicato che avrebbero potuto avere accesso allo stabilimento unicamente al fine di svolgere le loro prerogative sindacali ma intimandogli di sostare, durante il turno di lavoro, presso la saletta adibita alle attivita' sindacali ai sensi dell'art.27 dello Statuto dei diritti dei Lavoratori.

Signor Presidente, noi tutti, per sentirci uomini e donne, e non parassiti di questa societa' vogliamo guadagnarci il pane come ogni padre e madre di famiglia, come lo vogliono Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, e non percepire la retribuzione senza lavorare. Questo non e' mai stato un loro costume, ne' come semplici operai ne' come delegati sindacali aziendali, avendo sempre svolto con diligenza e professionalita' il loro lavoro.

Mi rivolgo a Lei, Presidente, perche' richiami i protagonisti di questa vicenda al rispetto delle leggi e perche' nel suo ruolo di massima carica dello Stato sia da garanzia del rispetto della democrazia, della Costituzione e dello Stato di diritto in modo da ripristinare e garantire il libero esercizio dei diritti sindacali nonche' dei diritti costituzionalmente riconosciuti a tutti, all'interno dello stabilimento Fiat Sata di Melfi e in tutti gli stabilimenti d'Italia.

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