Universitari del Veneto a Napolitano sign now

Caro Presidente,
con questa breve e semplice lettera intendiamo esprimerLe tutta la nostra grave preoccupazione intorno alle prospettive dell'Università italiana, della sua funzione nella nostra società e del diritto allo studio garantito dalla nostra Costituzione.
La funzione strategica dell'Università, luogo di alta formazione, di trasmissione della conoscenza e di ricerca scientifica e umanistica, dovrebbe, crediamo, essere al centro dell'attenzione di tutti noi e di ogni Governo, particolarmente in momenti difficili quali quello che il nostro Paese sta attraversando. Così come i nostri genitori nella povertà economica hanno intuito la straordinaria funzione di emancipazione sociale dello studio, e ci hanno permesso di studiare anche a volte con grandi sacrifici, così crediamo che il nostro Paese dovrebbe salvaguardare lo studio e la ricerca, poiché solo in questo modo potrà essere garantito un futuro di benessere alla collettività.
Purtroppo il Governo sembra aver intrapreso una strada diversa, tagliando in misura consistente il finanziamento delle Università. Noi guardiamo a questi tagli con grande inquietudine: se da un lato sappiamo che esiste un oggettivo problema di contenimento della spesa pubblica, dall'altro sappiamo che il nostro Paese è fortemente arretrato nell'investimento in ricerca rispetto agli altri paesi europei. Nonostante gli obiettivi di Lisbona di raggiungere il 3\\% sul PIL di investimento in ricerca, l'Italia oggi investe lo 0,8\\% del PIL in ricerca contro una media OCSE dell'1,5\\%. Altri Paesi, come la Germania, hanno preservato questo settore ed investono oltre il 2\\% del PIL in ricerca. Al tempo stesso, nell'ambito dell'alta formazione l'Italia investe circa il 9\\% contro il 13,4\\% della media OCSE. Nonostante ciò, sempre secondo l'OCSE la ricerca italiana si colloca all'ottavo posto al mondo e forma studiosi brillanti e stimati all'estero. Siamo orgogliosi di questo piccolo miracolo italiano, e temiamo che questi tagli orizzontali andrebbero a colpire in misura maggiore gli Atenei virtuosi e di eccellenza tutelando di fatto quelli inefficienti e scadenti, penalizzando così nella sua interezza un sistema già in difficoltà eppure capace di una straordinaria produzione scientifica.
Accanto a questi provvedimenti di natura economica, il Governo ha intrapreso anche un percorso di riforma dell'Università. Noi riconosciamo per primi l'esigenza di una riforma: in Università viviamo quotidianamente e molti di noi hanno dedicato tutta la loro passione allo studio, all'insegnamento ed al lavoro di ricerca. Conosciamo bene i problemi dell'Università italiana, per questo siamo i primi a chiedere una vera riforma che valorizzi il merito e che dia uno sbocco alle aspirazioni dei giovani che stiamo formando. La chiediamo perché non vediamo l'Università solo come luogo di lavoro, ma anche come traghetto che porta la nostra società nel futuro. A nostro parere il futuro si costruisce con un sistema capace di attrarre e valorizzare le persone, non con la mortificazione delle prospettive di chi domani raccoglierà il testimone da noi. E si costruisce essendo capaci di attrarre le migliori menti anche dall'estero, perché un Paese forte non ha paura e non si chiude in sé, ma raccoglie la sfida.
Purtroppo non vediamo alcuna di queste prospettive nel Disegno di Legge in discussione alla Camera dei Deputati. Al contrario, ne scorgiamo implicazioni preoccupanti. Intravediamo un'Università più vecchia, ove il potere, attribuito per nomina e non per merito, sarà concentrato sempre più nelle mani di poche persone. Vediamo che le prospettive per i più giovani, per i migliori figli del nostro Paese, saranno disattese ed il diritto allo studio verrà nei fatti svuotato del suo alto valore costituzionale. Vediamo ridursi la possibilità di inserire i migliori nell'Accademia e di attrarre bravi studiosi dall'estero, aspetto quest'ultimo che caratterizza negativamente l'Università italiana.
Abbiamo più volte sollecitato il Governo e in particolare il Ministro Gelmini ad avviare un confronto nel Paese, ascoltando le idee di chi lavora nei migliori Atenei italiani. Il nostro appello è rimasto lettera morta. Per questo ci appelliamo a Lei, Signor Presidente, alla Sua sensibilità e correttezza istituzionale. Auspichiamo che Lei ci ascolti e colga il nostro spirito propositivo volto al futuro, l'amore per il nostro Paese e per un'Istituzione così importante qual è l'Università pubblica.

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