Lettera aperta sulla chiusura di Palazzo Nuovo a Torino sign now

"Si comunica che, su disposizione del Rettore, per ragioni eccezionali Palazzo Nuovo rimarra' chiuso dalle ore 8 di venerdi' 15 maggio 2009 alle ore 20 di martedi' 19 maggio 2009."

Con questa e-mail studenti e lavoratori dell'Università di Torino sono stati "informati", con un preavviso di 11 ore, che per la prima volta nella storia di Palazzo Nuovo avrebbero trovato le porte sprangate in pieno anno accademico. Lezioni, esami, seminari, incontri, riunioni, consigli: tutto annullato. Studi, uffici e aule: inaccessibili.

E pensare che due settimane fa, nell'intervento "Dal Rettore: comunicare di più" ( http://www.unito.it/documenti/temi_ricapitolazioni_01_2009.pdf ) il Rettore aveva scritto:

"Tutte le decisioni attraverso cui si svolge la nostra vita accademica sono assunte tramite deliberazioni collegiali il cui criterio ispiratore ultimo è il governo dei pari. Questa struttura fortemente democratica è però messa in crisi - nel nostro Ateneo - da una scarsa fluidità delle informazioni."

Il concetto democratico di "deliberazione collegiale" dev'essere molto ampio: bastano tre presidi e il rettore per prendere decisioni senza precedenti, che penalizzano migliaia di lavoratori, decine di migliaia di studenti e l'immagine di un Ateneo con sei secoli di storia.

Ed è altrettanto evidente che sulla "fluidità delle informazioni" c'e' ancora molto da lavorare: è da "La Repubblica", il 15 maggio, che studenti e lavoratori apprendono le motivazioni della serrata.
"Arriverà gente da mezza Europa", "si deve tutelare l'incolumità dei ragazzi", il rischio di "incidenti" è "fondato". Su cosa, non si sa: nei mesi di occupazione dell'Onda non si e' verificato il benchè minimo incidente. L'ipotesi che i giovani che si muovono in occasione del G8 universitario siano animati dell'intenzione di ferire studenti e dipendenti di Palazzo Nuovo è al di là dei confini del plausibile. O forse il Rettore ha informazioni su un piano per inscenare a Palazzo Nuovo una riedizione della spedizione punitiva alla scuola Diaz di Genova 2001?

Qualunque sia la motivazione, il risultato e' quello di non di non offrire alcun supporto ("non credo di dover fare io il dormitorio") a coloro che verranno a Torino.
Ci saranno giovani da tutta Europa, appassionati e animati dalla volontà di incontrarsi e confrontarsi, per discutere e proporre filosofie e pratiche che rispondano ai problemi reali di tutti gli abitanti del pianeta; che contestano lo spirito e la legittimità di un summit organizzato autonomamente da otto Atenei, autoelettisi rappresentanti di tutte le istanze della ricerca e della formazione superiore mondiale. Queste persone riporteranno a casa, nei loro Paesi, uno sconcertante ed indelebile ricordo dell'Università di Torino: porte sprangate, studenti a casa, facoltà paralizzate... a causa loro!

La secolare immagine internazionale del nostro Ateneo come luogo di discussione, di libera espressione del pensiero critico, aperto al confronto ne esce profondamente ferita. Auspichiamo e speriamo di tutto cuore che questa decisione irresponsabile, assunta in modo arbitrario e a dispetto degli inviti alla tolleranza espressi dallo stesso prefetto Padoin, non acuisca la tensione attorno al 'G8 University summit'.

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