PROPOSTA PACE TERRA SANTA - CREAZIONE MEGA FONDO INVESTIMENTO PIANO AL SHARKYA ALLARGAMENTO UE A ISRAELE firma ora

PETIZIONE ALLA UE ALLA NATO  AGLI USA ALLA LEGA ARABA e ALL’ONU

Per la PACE in TERRASANTA  SI PROPONE LA CREAZIONE DI FONDO INVESTIMENTO TERRASANTA conpartecipato da ISRAELE UE USA PAESI LEGA ARABA RUSSIA CINA QATAR ARABIA SAUDITA IRAN 

 

 

VISTO CHE da Giugno- Luglio 2014 In Israele e Palestina è iniziato un nuovo ciclo di violenze e stanno morendo sempre più bambini: chiedere l’ennesimo cessate il fuoco non basta più, serve un’azione non violenta che metta fine una volta per tutte a questo incubo che dura da decenni

Nelle ultime settimane dell’ESTATE 2014 tre adolescenti israeliani sono stati uccisi in Cisgiordania, un ragazzo palestinese è stato bruciato vivo, un giovane statunitense -PALESTINESEè stato pestato brutalmente dalla polizia israeliana, e a Gaza sono già morti oltre 100 bambini per i bombardamenti aerei israeliani. Altro che "Conflitto in Medio Oriente", questa ormai è una guerra contro i bambini. E noi stiamo diventando insensibili a questa vergogna.

VISTO CHE l’escalation militare provocata da entrambe le parti col 50% delle responsabilità divise tra Israele (che attua una politica di repressione apartheid sistematica verso i palestinesi arabi musulmani e cristiani ) e le due entità politiche che governano la Palestina musulmana la striscia di Gaza e la Cisgiordania Hamas e al Fatah ( entrambe sovvenzionate dai paesi arabi e da sceicchi estremisti antiisraeliani) che bombardano il popolo israeliano e attuano politica di attentati continui contro civili ebrei in Israele e all’estero .

 

 

VISTO CHE I nostri governi hanno fallito: mentre parlavano di pace e votavano le risoluzioni dell’ONU, loro e le nostre aziende hanno continuato ad appoggiare, commerciare ed investire nel conflitto. Questo è un ciclo infernale di confische dei territori palestinesi, maltrattamenti quotidiani di intere famiglie palestinesi innocenti, razzi sparati da Hamas su Israele e bombardamenti israeliani su Gaza, e l'unico modo per spezzarlo è rendere insostenibili i costi del conflitto.
visto che si ripete la solita storia dei conflitti che porta ad una situazione di stallo

E a lungo termine alla negazione dei diritti dei palestinesi espropriati di terre case e risorse

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Conflitti_arabo-israeliani

 

 

 

DAL MOMENTO CHE Sappiamo che un embargo SOLO VERSO ISRAELE NON FUNZIONEREBBE NE SAREBBE GIUSTO (MALGRADO LA SUA SUPERIORITà TECNOLOGICA nella guerra con i palestinesi e a causa del fattoche le colpe delal guerra sono di tutte e due le parti non c’è un aggredito e un aggressore ) può funzionare, NE POSSIAMO FARE UN EMBARGO VERSO I PAESI ARABI CHE SOSTENGONO HAMAS E AL FATAH ..PERCHè NOI OCCIDENTALI DIPENDIAMO DAI LORO PRODOTTI PETROLIFERI …

MENTRE UN EMBARGO VERSO HAMAS E AL FATAH CHE USANO FARSI SCUDO CON ESSERI UMANI NON è ATTUABILE IN QUANTO NON HANNO INVESTIMENTI ALL’ESTERO FACILI DA COLPIRE.

 INFATTI ALTRE ASSOCIAZIONI PROPONGONO UN EMBARGO SOLO CONTRO ISRAELE CHE è SICURAMENTE LA PARTE PIU’ FORTE IN QUANTO APPOGGIATA DAGLI USA ED AVENDO UN ESERCITO TRA I PIU’ AVANZATI AL MONDO ed UNA ECONOMIA ESPOSTA A EMBARGHI POTENZIALI (: il governo israeliano ha tremato quando 17 paesi UE hanno approvato le linee guida per sconsigliare di investire negli insediamenti illegali, e quando i cittadini olandesi sono riusciti a convincere il fondo pensionistico PGGM a ritirarsi, hanno scatenato una tempesta politica.  6 tra le banche, i fondi pensione e le aziende più importanti INTERPELLATE A ritirare gli investimenti da aziende e progetti che finanziano gli insediamenti illegali e l'occupazione ISRAELIANA SENZA RISULTATO. La storia dimostra che far salire il costo dell’oppressione può portare alla pace, MA finora non si è risolto nulla. Allora si potrebbe tentare con il metodo delle partecipazioni incrociate..ovvero con un sistema già prefigurato di creazione di fondi investimento in terrasanta per garantire il suo potenzialmente enorme sviluppo turistico. Facendo in modo che gli interessi delle due controparti siano riuniti conglomerati e fusi in un unico PIANO DI CONTROLLO FINANZIARIO CHE LEGANOD IDUE AVVERSARI LI COSTRINGA A RESTARE IN PACE.

 

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I media presentano la vicenda come un conflitto irrisolvibile tra due parti uguali, ma non lo è. Gli attacchi degli estremisti palestinesi contro civili innocenti non sono mai giustificati e l'antisemitismo di Hamas è disgustoso. Ma questi estremisti rivendicano legittimazione dal combattere l'oppressione ingiusta e quotidiana portata avanti da decenni da Israele. Al momento Israele occupa, colonizza, bombarda e attacca una nazione legalmente libera, riconosciuta dalle Nazioni Unite, e ne controlla l'acqua, il commercio e i confini: ha creato la prigione all’aperto più grande del mondo e poi l’ha isolata. Ora, mentre cadono le bombe, le famiglie non hanno letteralmente alcuna via di fuga.

Sono crimini di guerra che non accetteremmo da nessun’altra parte: perché accettarli in Palestina? Mezzo secolo fa Israele ed i suoi vicini arabi sono entrati in guerra e Israele ha occupato la Cisgiordania e Gaza. Spesso ai conflitti seguono delle occupazioni, ma nessuna occupazione militare dovrebbe diventare una tirannia lunga decenni che incoraggia e avvantaggia solo gli estremisti che usano il terrore per colpire i civili. E chi soffre? La maggior parte delle famiglie da entrambe le parti che vogliono solo libertà e pace.

Per molte persone, in Europa e in Nord America, chiedere alle compagnie di non finanziare o prendere parte all'occupazione israeliana della Palestina sembra una posizione di parte.

Ma questa campagna non è anti-Israele: questa è la strategia non-violenta più efficace per fermare questa violenza ciclica, assicurare la sicurezza di Israele e ottenere la libertà per la Palestina.

 Anche Hamas merita di essere sotto pressione, ma è meno vlnerabile economicamente NON è POSSIBILE COLPIRLA OLTRE SIA perché è FINANZIATA DAI PAESI ARABI AMICI –QATAR ARABIA SAUDITA GIORDANIA SIA perché NON HA UNA STRUTTURA PRODUTTIVA CUI POSSA ESSERE APPLICATA LA PROCEDURA DI EMBARGO ED ANCHE IN QUANTO subisce già sanzioni opprimenti ed è posta di fronte a pressioni di ogni tipo.

Il potere e la ricchezza di Israele schiacciano la Palestina: se rifiuterà di porre fine all’occupazione illegale, il mondo deve attivarsi per renderne il costo insostenibile.
basti per tutti un esempio:
Il fondo pensione olandese ABP investe in banche israeliane che contribuiscono a finanziare le colonie in Palestina. Colossi bancari come Barclays investono nei fornitori di armi per Israele e in altre attività legate all’occupazione. L'inglese G4S fornisce equipaggiamento per la sicurezza usato dalle forze di difesa israeliane nell'occupazione. La francese Veolia fornisce il trasporto per i coloni israeliani che vivonoo illegalmente sui territori palestinesi. Il gigante dell’informatica Hewlett-Packard costruisce sofisticati sistemi di sorveglianza per controllare i movimenti dei palestinesi. Caterpillar invece vende i bulldozer che sono usati per demolire le case e le fattorie dei palestinesi.

VISTI COME INUTILI TUTTI I PRECEDENTI TENTATIVI DI INTERMEDIAZIONE

SI PROPONE SPERANDO SIA CONSIDERATO COME VALIDO QUESTA STRADA PER ARRIVARE ALLA PACE TRA ISRAELE E I PALESTINESI

 

Vista la perdurante instabilità politica dei vari stati vicini e lo stato di guerra permanente tra

Israele e palestinesi, in Siria con la guerra civile in cui varie fazioni si oppongono al regimedi Hassad e in Libano dove a causa di influenze estere(USA Russia UE Iran e soprattutto Siria) è da circa 40 anni che si combatte 

Vista la necessità di coinvolgere tutte le entità principali che hanno potere di intervento efficace

Si propone a ONU, Israele ,Congresso Sionista mondiale, USA, UE, Lega Araba, , Russia, cina,Vaticano ,Patriarcato di Costantinopoli e Chiese greco ortodosse in terrasanta oltre che Iran, Arabia Saudita Qatar e Giordania (principali finanziatori di Hamas e Al-Fatah) ed i principali capi religiosi arabi di aprire un tavolo di discussione per definire la questione definitivamente trovando una soluzione pacifica e conveniente per tutti.

Si parte dal presupposto che se la Terra Santa ovvero Israele la Palestina e i vari stati vicini di Siria Giordani Libano Sinai e le principali città che i profeti ebrei e Gesù hanno  toccato sono non solo un patrimonio comune dell’umanità,di riferimento per le tre religioni monoteiste, ma rappresentano  dal punto di vista economico un PATRIMONIO SOTTOUTILIZZATO E PERTANTO hanno un enorme potenziale per il turismo mondiale sia per i pellegrini cristiani(un miliardo nel mondo,sia per i musulmani un miliardo nel mondo , sia per ebrei circa 80 milioni di persone dentro e fuori i confini di Israele ) che se non ci fosse la guerra o lo stato latente e continuo di tensione ovvero se ci fosse pace tranquillità e adeguata ricettività alberghiera la zona denominata Terrasanta sarebbe visitata da decine/centinaia di milioni di persone all’anno  con le conseguenti enormi ricadute economiche per i popoli che li vivono . Le presenze attuali di pellegrini religiosi  sono  la punta dell'iceberg di un affare gigantesco: il turismo religioso. Quasi sempre esentasse.
Il turismo è il primo settore commerciale del mondo per espansione, terzo per margini di profitti dietro il petrolio e il traffico di armi. In Italia, una delle principali mete del pianeta, la chiesa cattolica è di gran lunga il dominus del settore. Secondo l'indagine Trademark la chiesa cattolica controlla ogni anno un traffico di 40 milioni di presenze, 19 milioni di pernottamenti, 250 mila posti letto in quasi 4 mila strutture. Il volume d'affari supera i 5 miliardi di euro all'anno, il triplo del fatturato dell'Alpitour, primo tour operator italiano. In cima alla piramide organizzativa del turismo cattolico sta l'Opera Romana Pellegrinaggi, che ha convenzioni con 2500 agenzie e una rete con migliaia di referenti sul territorio soprattutto per Israele e i grandi Santuari cattolici (Lourdes Fatima Medjgorie).  Mentre attualmente,soprattutto in caso di guerra come adesso i pellegrini religiosi e anche i turisti ammontano in Israele secondo le stime recenti a circa  un massimo di tre milioni all’anno , in caso  ci fosse la pace in quei territori secondo proiezioni statistiche modelli matematici e studi economici effettuati da varie università e società di marketing turistico  se ci fosse la pace in Terra Santa ed il turismo religioso fosse libero di svilupparsi facilitato da aumento della capacità di accoglienza (composto da credenti cristiani ebrei e musulmani  di tutti paesi del mondo circa 2 miliardi potenziali clienti/utenti pellegrini ) potesse accedere liberamente senza timori di attentati di bombardamenti e di altre restrizioni ai luoghi sacri per Ebrei Cristiani e Musulmani   il gettito derivante dall’economia turistica per il PIL di Israele e della Palestina araba arriverebbe a toccare ipoteticamente cifre di 30-50 MILIARDI DI DOLLARI ALL’ANNO.

In pratica gli israeliani e i palestinesi sono seduti sull’oro ma consapevoli di questo perché vogliono appropriarsene al 100% o inconsapevoli (ma ) continuano a guerreggiare a scannarsi e a pedere ogni anno cifre immense derivanti da introiti turistici potenzialmente enormi.

 

http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/cronaca/chiesa-commento-mauro/opera-pellegrinaggi/opera-pellegrinaggi.html

infatti solo per i conventi gli introiti secondo un articolo di repubblica ammontano a 5 miliardi di euro

.

Pertanto se fossero presenti catene alberghiere di ogni livello di prezzo e una situazione adeguata di pace si puo’ tranquillamente presumere che i flussi di pellegrinaggio di turisti religiosi e culturali arriverebbero a livelli di visitatori pellegrini turisti tali stimati per difetto a  100/70/50  milioni di presenze annue . Considerando che il turista medio resta almeno due  settimane con introiti conseguenti di 1000/2000/3000 euro a settimana per almeno 100 milioni di presenze potenziali che si potrebbero raggiungere in tempo di pace cio’ significa che si potrebbe arrivare a 300 MILIARDI DI euro ALL’ANNO. Se invece fosse sottostimato a 2000 euro a settimana (escluse el spese di viaggio ) con solo 50 milioni di presenze si arriverebbe a 100 MILIARDI DI EURO ALL’ANNO.

  In 10 anni i proventi Turistici  potrebbero OSCILLARE TRA I 1000  E I   3000 miliardi di euro. !!!!!

 

In alcune zone di Terrasanta o vicino al confine con Egitto e Giordania  dove la pace è stata realizzata creando occupazione benessere e ricchezza grazie all’enorme flusso di turismo sono stati creati dei casino’ a partecipazione mista araba israeliana  con enormi guadagni e l’ordine viene mantenuto da entrambe le parti proprio per non spaventare i turisti .

Invece fintanto che la politica israeliana e palestinese  finalizzata la prima alla conquista rapace di proprietà immobiliari  e di pezzi di territorio(per sfruttare in situazione di monopolio tale futuro flusso turistico sperando di scacciare gli avversari) da sottrarre ai palestinesi(forse proprio per usufruire in futuro in modo esclusivo dei benefici  dei flussi turistici) e quella palestinese fatta di attentati (usando come scudi umani i cittadini palestinesi) e di incapacità di riuscire a concordare la pace,  con entrambe le nazioni che portano destabilizzazione a tutta l’area mediorientale non si concluderanno ogni anno ci saranno mancati introiti per la ricchezza di quei paesi per almeno 50 mld di dollari. E’ anche in atto una vera e propria guerra demografica i tassi di natalità dei palestinesi sono di gran lunga superiori dei corrispondenti tassi medi di natalità israeliani cio’ spiega l’embargo di Israele è la sua politica di embargo verso prodotti e medicine per i bambini piccoli palestinesi e l’aver recentemente raso al suolo una scuola palestinese moderna di una ONG occidentale.

Gli Israeliani sperano di vincere alla lunga facendo scappare via i palestinesi al contrario i palestinesi scacciati dai propri territori bombardando gli israeliani fanno vedere a tutto il mondo che la Terrasanta non è un posto per turisti . Infatti ogni volta che la notizia di un attentato di un bombardamento dirazzi dei palestinesi e dello stato di perdurante tensione i flussi turistici decrescono in modo significativo. Recentemente i voli turistici  e commerciali verso Israele  sono stati fermati .

Per dirimere ogni conflitto si propone di proporre   creazione FONDO INVESTIMENTO TERRASANTA conpartecipato da ISRAELE UE USA paesi LEGA ARABA RUSSIA CINA QATAR ARABIA SAUDITA IRAN 

1 con un progressivo allargamento dell’Unione europea alla Turchia,a Israele al Libano ai territori  della Palestina, alla  Siria e alla Giordania per creare una area di libero scambio di merci.

2 Ferme restando il riconoscimento della sovranità di Israele e dell’embrionale stato Palestinese di realizzare delle aree internazionali nelle attuali principali città dei luoghi santi (elenco Gerusalemme Nazareth Betlemme Cafarnao etc etc)

3 la creazione di un mega fondo internazionale di investimento a partecipazione USA UE ,PAESI LEGA ARABA  per modernizzare e ricostruire tutti i paesi distrutti dalle guerre (Libano Siria Palestina,Israele Giordania), la creazione di un fondo per l’investimento in attività turistiche(alberghi ristoranti ostelli per pellegrini bar ) con catene alberghiere private la cui divisione dei proventi derivanti dal flusso di turisti in entrata  sia destinata in quota parte a Israele agli abitanti della Palestina e alle minoranze cristiane.

4 la creazione di progetti d’ investimento con società miste con capitale al 50 % dei paesi UE ed israele e al 50% dei paesi arabi per effettuare investimenti turistici nei luoghi santi.

5 La gestione delle attività di polizia in capo a paesi Ue e ai caschi blu ONU per le prime fase del programma;

6 la creazione di società miste arabo palestinesi per creazione di  centri commerciali e casino’ e centri vacanze per i turisti ;

7 la restituzione del 50 %/75%  di terre sottratte  ai popoli arabi palestinesi;

8 un programma di antidesertificazione da applicare al Sinai con la coltivazione delle terre e l’uso di energia solare come avviene per il deserto del negev da parte degli israeliani

9 la corretta divisione dell’uso delle risorse idriche e l’investimento in opere fognarie e di conduzione idrica e di desalinizzazione delle acque per usi umani e agricoli

10 la creazione di uno stato separato Israeliano e di uno stato separato Palestinese la consegna dei luoghi santi ai cristiani sotto amministrazione Vaticana /Patriarcato ortodosso di Gerusalemme

 

11 creazione di una holding partecipazione  BASATA SULLA FALSARIGA  DEL VECCHIO PROGETTO AL SHARKIA

 

http://www.30giorni.it/articoli_id_12825_l1.htm

Il progetto “Al Sharkia”
Il termine arabo “Al Sharkia” significa “la società”.
La soluzione proposta è quella di un piano finalizzato alla classificazione/valutazione dei beni, all’individuazione dei legittimi proprietari e infine, alla “trasformazione” degli stessi beni in titoli per un successivo reinvestimento superagevolato nelle aree poste a cavallo tra i Paesi confinanti con Israele, che si trasformeranno così da luoghi ad alto interesse militare in luoghi ad alto interesse economico.
Con ciò si otterranno inoltre i seguenti risultati:
– promuovere quello sviluppo economico che è il primo fondamento per la stabilità mediorientale e per portare le generazioni cresciute nella ostilità del cinquantennale conflitto arabo-ebraico a una cooperazione continuata in virtù del possesso di beni in comune;
– disinnescare la bomba ad orologeria costituita dai profughi, che potranno così, dai rispettivi Paesi di residenza e più precisamente nelle zone franche di confine, rifarsi una vita e ricostituire la loro dignità di veri cittadini, in una convivenza fra pari.

 

Diritti da tutelare
Uno degli ostacoli da superare è la non corrispondenza della qualità di debitore/creditore; infatti, se Israele da un lato si trova nella condizione di dover indennizzare le proprietà palestinesi, dall’altro non è però titolare, né legalmente delegata, a curare gli interessi patrimoniali privati degli ebrei dei Paesi arabi. Lo scenario non differisce da parte araba, poiché se da un lato sono creditori singoli privati ebrei – con cittadinanza israeliana e non – dall’altro sono rimasti debitori alcuni Stati arabi che hanno sotto custodia e/o nazionalizzato i beni degli ebrei, beni di cui hanno essi beneficiato sino ad oggi senza dare alcuna compensazione e che gli espropriati ora hanno il diritto di pretendere. Infatti oggi, alla vigilia della fase finale di Oslo, tali Paesi non hanno più titolo legale-politico o morale per trattenere tali beni, dato che i loro “fratelli palestinesi” stanno per vedere riconosciuti i loro diritti da Israele.

Soluzioni coraggiose
La vicenda mediorientale ci ha abituati, nel corso degli anni, a situazioni paradossali e talvolta assai intricate. Coraggiose ed originali riteniamo perciò debbano essere le proposte di soluzione, pur mantenendo sempre una linea di realismo politico.
Partendo da un ideale di pace cooperativa che è stata la bandiera sotto la quale – sulle ceneri della seconda guerra mondiale – si è giunti alla formazione di una Unione europea forte e florida, con la compartecipazione dei popoli di quegli stessi Stati che fino a cinquant’anni orsono si combatterono ferocemente, crediamo che l’idea di “Al Sharkia” si muova in tal senso: essa conta infatti di reinvestire beni e risorse umane per progetti da realizzare in fasce poste ai confini di Paesi ex belligeranti (Israele, Palestina, Giordania, Siria e Libano) al fine di raggiungere un nuovo spirito d’intesa e cooperazione tra le popolazioni interessate.
È propedeutico chiarire un punto. Dobbiamo essere consapevoli che se i rifugiati investiranno il loro denaro nelle zone franche, ciò accelererà il loro pacifico e legittimo ritorno nella terra natale, diritto che il progetto “Al Sharkia” non vuole minimamente intaccare. Inoltre, proprio la crescita economica e i nuovi posti di lavoro che essi stessi contribuiranno a creare, faciliteranno ulteriori ritorni, in una spirale virtuosa. La vicenda mediorientale ci ha abituati, nel corso degli anni, a situazioni paradossali e talvolta assai intricate. Coraggiose ed originali riteniamo perciò debbano essere le proposte di soluzione, pur mantenendo sempre una linea di realismo politico.
Partendo da un ideale di pace cooperativa che è stata la bandiera sotto la quale – sulle ceneri della seconda guerra mondiale – si è giunti alla formazione di una Unione europea forte e florida, con la compartecipazione dei popoli di quegli stessi Stati che fino a cinquant’anni orsono si combatterono ferocemente, crediamo che l’idea di “Al Sharkia” si muova in tal senso: essa conta infatti di reinvestire beni e risorse umane per progetti da realizzare in fasce poste ai confini di Paesi ex belligeranti (Israele, Palestina, Giordania, Siria e Libano) al fine di raggiungere un nuovo spirito d’intesa e cooperazione tra le popolazioni interessate.
È propedeutico chiarire un punto. Dobbiamo essere consapevoli che se i rifugiati investiranno il loro denaro nelle zone franche, ciò accelererà il loro pacifico e legittimo ritorno nella terra natale, diritto che il progetto “Al Sharkia” non vuole minimamente intaccare. Inoltre, proprio la crescita economica e i nuovi posti di lavoro che essi stessi contribuiranno a creare, faciliteranno ulteriori ritorni, in una spirale virtuosa.

L’ingegneria finanziaria del progetto
L’obiettivo di un indennizzo compensativo dei beni tramite titoli, che realmente soddisfino le esigenze di giustizia di palestinesi ed ebrei, può essere raggiunto con una combinazione di volontà politica e ingegneria etica ed economica. Ne suggeriamo le linee guida principali:
1) Gli Stati Uniti e l’Unione europea sono i principali sponsor e finanziatori del processo di pace. Compito prioritario della Ue (anche per le passate responsabilità storiche e coloniali nell’area di diversi suoi Paesi membri) e degli Stati Uniti sarà quello di convincere i Paesi arabi ed Israele ad aderire all’iniziativa chiedendo loro di assumersi l’onere di realizzare nel breve periodo di 2-3 anni tutti i costi ora tanto incisivi e la realizzazione dei lavori infrastrutturali necessari alle zone franche: strade, fogne, elettricità, telecomunicazioni, ferrovie, porti, aeroporti, ecc.
Un aiuto in tal senso potrebbe venire proprio dai Paesi arabi produttori di petrolio che dovrebbero creare un fondo di supporto, denominato per esempio “royalty per la pace”, riservando ad esso un dollaro per ogni barile di petrolio venduto per la durata della realizzazione del progetto.
2) Una Commissione di esperti internazionali quantifica i beni mobili ed immobili di competenza di palestinesi ed ebrei e ne determina il valore secondo parametri economici internazionalmente riconosciuti e accettati.
3) Una volta identificati i beni, i titolari e/o i loro legittimi eredi, un consorzio di banche guidate dalla Banca di sviluppo per il Medio Oriente e Nord Africa, con sede al Cairo, creata in sede di Conferenza Mena di Amman nel 1995 (di cui l’Italia è già partner con 500 milioni di dollari), viene investito del compito di gestire questo progetto rimanendone gerente e garante verso tutti i possessori di beni e verso le istituzioni internazionali.
4) Israele e i Paesi arabi interessati depositano presso la citata Banca gli elenchi contenenti le generalità degli aventi diritto e la descrizione dei beni e attività, frutto degli accertamenti espletati.
5) La Banca rilascia agli aventi diritto i titoli al portatore attestanti le proprietà e i valori. Di tali titoli, una percentuale (in ipotesi il 25%) potrà essere monetizzata entro 12 mesi dall’accertamento operato dalla Commissione internazionale e accettato dagli aventi diritto. È opportuno trasformare la titolarità personale dei beni in titoli al portatore al fine di “spersonalizzare” il bene e scinderlo così da considerazioni sentimentali, evitando – grazie all’anonimato dei meccanismi finanziari – inopportune operazioni di rivalsa dagli estremisti delle due parti.
6) Per garantire liquidità all’operazione, la Banca si incarica di mettere all’asta internazionale i beni degli aventi diritto dando precedenza nell’acquisto ai governi locali. In alternativa, qualora i beni fossero stati alienati o comunque non fossero disponibili per ragioni obiettive, Israele e i Paesi arabi interessati dovranno mettere a disposizione della Banca l’ammontare stabilito o contrarre dei prestiti relativi per soddisfare l’esigenza.
7) Un altro 25% dei beni viene investito in fondi (la Banca può provvedere in proprio all’investimento per i primi anni o affidarsi a organismi internazionali). Ciò al fine di garantire una rendita minima ai beneficiari in attesa di reinvestire i restanti titoli nelle già citate zone franche speciali che nel frattempo dovranno sorgere e attivarsi (ad esempio Karni, Jenin, Irbid, Golan e/o gli attuali insediamenti industriali ebraici in territori palestinesi).
Il restante 50% di titoli costituirà il fondo da utilizzare per la realizzazione di progetti commerciali, industriali, agricoli e turistici nelle suddette zone franche.
I Paesi interessati (opportunamente sensibilizzati dagli interessi nascenti da questo business) concordano legislazioni coordinate per facilitare e accelerare lo sviluppo di questi progetti.
Per qualsiasi controversia legale relativa al progetto “Al Sharkia”, è opportuno – seguendo le indicazioni della Conferenza Mena di Amman – designare la capitale giordana come Foro di arbitrato, nominando arbitri ex magistrati ed esperti internazionali, con un mandato per dirimere le controversie in tempi rapidissimi.
Tale progetto vecchio di 15 anni è fallito ma attualmente sia gli investitori arabi che quelli europei ed israeliani ed americani sono interessati a questo immenso mercato potenziale.

Riusciranno israeliani e palestinesi a capire che oltre arimetterci la vita la salute la pace e la tranquillità ci stanno rimettendo un enorme quantitativo di denaro ?

 

Se fossero intelligenti dovrebbero per prima cosa cambiare il loro capi e metterci persone pragmatiche

Tale Petizione chiede che chi possa intervenire lo faccia per la pace e perché no per interessi economici adatti  in qualchje modo a garantirla .

 

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Politica internazionaleIn:
Destinatario petizione:
ONU,UE, USA ,RUSSIA,VATICANO,LEGA ARABA,CONGRESSO SIONISTA

Sostenitori ufficiali della petizione:
STUDENTI UNIVERSITARI ROMA TRE

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fondo immobiliare, israele, onu, pace, palestina

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