“No” alla Grande Brera privatizzata firma ora

LETTERA APERTA A:
Gentile presidente della Repubblica,
Gentile presidente del Consiglio,
Gentile ministro per i Beni culturali,
leggendo con più attenzione il decreto-legge n. 83 per lo sviluppo divenuto legge nei giorni scorsi, abbiamo amaramente constatato che all’art. 8 del medesimo è stato inserito un provvedimento che con lo sviluppo ha ben poco a che fare e che invece apre un varco, a nostro avviso decisivo, in direzione della trasformazione dei grandi musei italiani da pubblici a Fondazioni di diritto privato, con tutte le implicazioni che ciò comporta. Si stabilisce infatti la creazione della “Grande Brera” quale Fondazione privata incaricata di gestire la Pinacoteca Nazionale di Brera e i suoi beni, mobili e immobili. Tutto ciò anche dopo il confuso “pasticcio” della Fondazione Museo Egizio di Torino.
Anzitutto notiamo che, nel “concerto” ministeriale predisposto per questo importante disegno di legge governativo, non figura il ministro competente per i Beni culturali il cui apporto (e ciò è gravissimo) viene giudicato palesemente inessenziale.
In secondo luogo l’art. 8 del decreto-legge n.83 del 22.6.12 ora convertito in legge, conferisce in uso ad una Fondazione di diritto privato l’intera collezione della Pinacoteca di Brera, stratificatasi in due secoli e il grande palazzo che la ospita. accanto ad altre istituzioni e cioè l’Accademia di Belle Arti - che l’ex commissario Mario Resca ha provveduto a sloggiare, là insediata prima della creazione della Pinacoteca - la Biblioteca Nazionale Braidense, l’Osservatorio astronomico, l’Orto botanico, l’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere. Istituti tuttora operanti, viva eredità culturale dell’illuminismo lombardo che la scissione operata dalla Fondazione farebbe deflagrare. E’ pienamente costituzionale un simile trasferimento? Rappresenta davvero una prosecuzione della tutela garantita dall’art. 9 della Costituzione al patrimonio storico-artistico? O non funge al contrario, da apripista, per una fase del tutto nuova con l’ingresso di soci privati in un grande museo statale? Dopo la Grande Brera privatizzata, sarà più facile avere i Grandi Uffizi privatizzati o la Fondazione Galleria Borghese, privata come gli Archeologici di Napoli o di Taranto. Col pretesto, ribadito più volte dal ministro Ornaghi, che, tanto, lo Stato non ha più soldi.
Fra l’altro nell’ultimo comma dell’art. 8 del decreto-legge Passera (Ornaghi assente) si dice che “la Fondazione può avvalersi di personale appartenente ai ruoli del Ministero per i beni e le attività culturali e degli enti territoriali che abbiano acquisito la qualità di soci promotori”. “Può” avvalersi: dunque può anche non avvalersene, può essere tagliato in ogni momento il cordone ombelicale che lega da sempre questa Pinacoteca Nazionale al Ministero specificamente incaricato della tutela e al personale tecnico-scientifico che esso seleziona.
Il fine generale è quello di una “gestione secondo criteri di efficienza economica”. Il che, se ci si consente, rappresenta uno schiaffo ai direttori dei grandi musei nazionali i quali stanno da mesi compiendo sforzi eroici per tenere aperte, vive e vitali tali istituzioni dovendo lottare con fondi ridotti al lumicino (negli ultimi dodici anni il bilancio ministeriale è crollato da 2,5 a 1,5 miliardi). Altro che “efficienza economica”. Questi valorosi servitori dello Stato e i loro predecessori hanno creato musei ammirati in tutto il mondo ed ora sono costretti ad una gestione non “secondo criteri di efficienza economica”, bensì in condizioni umilianti di mera sopravvivenza (i loro stipendi variano fra i 1700 e i 1900 euro netti). Una “economia di guerra” che minaccia e ostacola lo sviluppo dello stesso turismo culturale, il solo in crescita, con pericoli continui di chiusure parziali o totali, con la riduzione o l’annullamento delle attività didattiche, per giovani e giovanissimi, e di quelle di ricerca ben più importanti culturalmente di altre attività prettamente “commerciali”.
Perché non si è discusso di questa operazione-Grande Brera alla luce del sole? Perché si è escluso da essa il Ministero per i Beni e le Attività culturali? Perché si è infilato un provvedimento di questa portata nelle pieghe di un decretone per lo sviluppo? Eppure si tratta di una operazione che apre la strada, chiarissimamente, alla privatizzazione dei maggiori musei italiani, già tentata nel recente passato, lontana dai grandi modelli italiani ed europei, e che ora si fa passare nel fragoroso silenzio degli organi di informazione, della maggioranza degli intellettuali italiani e degli addetti ai lavori. Spettacolo avvilente rispetto alla reazione riservata anni fa ad una proposta, forse più ingenua, ma certamente più chiara e lineare, di privatizzazione dei Musei statali avanzata dall’allora ministro Giuliano Urbani. In questo caso il ministro competente non c’è, non sente, non vede. Ci pensa il collega dello Sviluppo. Anche l’Arte è più che mai una merce. C’è ancora qualcuno che voglia discutere in positivo nel nostro Paese senza facili populismi, ma con serietà e rigore culturale?
PROMOTORI:
Vittorio Emiliani, Maria Pia Guermandi, Tomaso Montanari,
PRIMI SOTTOSCRITTORI:
Giovanni Pieraccini, Alberto Asor Rosa, Salvatore Settis, Vezio De Lucia, Carlo Ginzburg, Luigi Manconi, Andrea Emiliani, Desideria Pasolini dall’Onda, Gianfranco Amendola, Paolo Maddalena già vice-presidente Corte costituzionale, Rosellina Archinto, editore, Giovanna Pesci Enriques, presidente Ass. Artelibro, gli archeologi Licia Borrelli Vlad, Mario Torelli, Pietro Giovanni Guzzo, Carlo Pavolini, Gino Famiglietti, direttore generale MiBAC per il Molise, Carlo Alberto Pinelli, Corrado Stajano, Donella e Gianandrea Piccioli, Matteo Ceriana, direttore Gallerie dell’Accademia di Venezia, Luisa Ciammitti, direttrice Pinacoteca Nazionale di Ferrara, Danielle Mazzonis già sottosegretario ai Beni culturali, Giovanna Borgese, gli storici dell’arte Antonio Pinelli, Università di Firenze, Francesco Caglioti, Università Federico II Napoli, Andrea De Marchi, Università di Firenze, Massimo Ferretti, Scuola Normale Superiore Pisa, Michele Dantini, Università del Piemonte Orientale, Angela Ghirardi, Università di Bologna, Laura Cavazzini, Università di Messina, Fiorella Scricchia Santoro, Sofia Boesch Gajano, Pierluigi Carofano, Scuola speciale BC Siena, Federica Tonioli, Arte medievale Università di Padova, Maria Letizia Gualandi, presidente Corso di laurea BC, Pisa, Anna Bisceglia, Galleria Palatina Firenze, Cristiano Giometti, Felicia Rotundo, Soprintendenza Siena-Grosseto, Maria Chiara Cadore, Soprintendenza Friuli-Venezia Giulia, i docenti dell’Accademia di Belle Arti di Brera, Flaminio Gualdoni, Francesca Valli, Valter Rosa, Sandro Scarrocchia e Stefano Pizzi, Giuliana Ericani, direttore Museo Civico di Bassano, Ezio Cuoghi, direttore della scuola di Nuove tecnologie dell’arte dell’Accademia Belle Arti di Brera, Mario Curia, editore d’arte (Mandragora), Alessandra De Vita, Progetto Ercolano, Antonio Porto, economista, Helen Ampt, Maria Luisa Catoni, Ist. di studi avanzati, Lucca, Maria Fratelli, dirigente settore Musei comunali Milano, Oriana Orsi, ispettrice Musei Civici Imola, i docenti Alberto Lucarelli, Diritto pubblico, Napoli, Claudio Greppi, Dipartimento di Storia, Siena, Lia Formigari, Dipartimento Filosofia, Sapienza Roma, Flavio Fergonzi, Università di Udine, Alberto Gajano, Università di Siena, Francesca Brezzi, Filosofia morale Roma 3, Giuliana Ricci, Storia dell’Architettura Politecnico di Milano, Francesco Petrucci, Fisica applicata ai Bc, Ferrara, Filippo Maria Pontani, Università di Venezia, Rossano Pazzagli, storico, Università del Molise, Massimo Quaini, Università di Genova, Reinhold Mueller, già docente Storia Medioevale Cà Foscari, Maurizio Bertolotti, presidente Istituto Mantovano di Storia contemporanea, Giulia Rodano, consigliere regionale Lazio, Paolo Berdini, urbanista, Sauro Turroni, architetto, Francesca Alesse, ricercatrice CNR, Lorenzo Carletti, CNR Pisa, Nino Criscenti, Gianni Sofri, Mariolina Olivari, Franco D’Emilio, segretario Confsal-UNSA Emilia-Romagna, Alessandro Nova, Francesco Poli, Alberto Cornice, Daniela Pinna, Anna Stanzani, Sergio Landucci, Francesca Salatin, Mirella Cavalli, Giampaolo Ermini, Giandomenico Cifani, Italia Nostra L’Aquila, Iginio Tironi, Francesca Flores d’Arcais, Emanuela Fiori, Maria Cristina Passoni, Maria Beretta, Filomena Cioppi, Fabio Torchio, Simona Lecchini Giovannoni, Alberto Primi, Paolo Togni, Serena Sandri, Cinzia Neri, Cristina Quattrini, Sabina Spannocchi, Laura Fenelli, Alfredo Stussi, Armanda Pellicciari, Andrea Conti, Gianni Negrelli, Cecilia Ghibaudi, Edoardo Villata, Francesca Mattei, Antonello Nave, docente e storico dell'arte, Firenze, Marco Vincenzo, Mattia Patti, Cecilia Frosinini, Enzo Mecacci, segretario Accademia degli Intronati, Siena.

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Informazioni

Maria Pia GuermandiDa:
Cultura e SocietàIn:
Destinatario petizione:
operatori nel settore del patriomonio culturale, studiosi, cittadini

Sostenitori ufficiali della petizione:
VittorioEmiliani, Maria Pia Guermandi, Tomaso Montanari

Tags

grande brera, musei, patrimonio culturale, privatizzazione

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