CAMPAGNA CONTRO L'ELEZIONE DEI SIGNORI DELLA GUERRA NEL PARLAMENTO AFGHANO - campaign against the election of warlords in the afghan parliament firma ora

In vista delle elezioni afghane che si svolgeranno nel settembre del 2010 raccogliamo e sosteniamo un appello pervenutoci da diverse organizzazioni e personalità afghane che denuncia una situazione drammatica, che non ha nulla a che vedere con il quadro che ci viene presentato dai media dei nostri Paesi.

Il parlamento afghano in carica è composto per la maggior parte da signori della guerra fondamentalisti (72%, oltre a un 6% di trafficanti di droga, 4% talebani “moderati”, 3% religiosi conservatori e 15% opposizione democratica) responsabili della distruzione del paese e della dilagante corruzione. Negli ultimi nove anni questi criminali non hanno fatto altro che intascare, attraverso un sistema perverso di corruzione denunciato anche dall’ONU, i fondi destinati al popolo afghano e hanno oppresso le donne quanto e come nel passato. Ne è un chiaro esempio la Legge sul diritto di famiglia contro le donne sciite, firmata da Karzai solo per compiacere i religiosi sciiti, e rastrellare i loro voti.
Inoltre, la Lgge sulla Riconciliazione Nazionale, l’Amnistia generale e la Stabilità Nazionale, emanata dal Parlamento afghano nel 2007 e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale alla fine del 2009, è stata approvata solo per garantire la completa impunità ai responsabili di atroci crimini.

I paesi che prendono parte alle operazioni militari Nato e Isaf in questi nove anni di occupazione hanno garantito e finanziato con i soldi delle tasse dei loro cittadini questo sistema di corruzione e protezione di criminali assicurando ai suoi rappresentanti di presentarsi alla comunità internazionale come democratici. In questo modo i nostri paesi hanno ignorato le sofferenze del popolo afghano, a cui non sono arrivate che le briciole dei fondi destinati alla ricostruzione, e che non ha avuto alcuna giustizia per i crimini subiti. La popolazione afghana continua a vivere in guerra, sotto il fuoco delle nostre bombe e degli attentati dei talebani che stanno causando immani perdite e ulteriori sofferenze.

Ora, con l’inclusione dei cosiddetti “talebani moderati” e di criminali di guerra del calibro di Gulbuddin Hekhmatyar e del suo partito (Hezb-e-Islami) nel processo elettorale, il parlamento afghano rischia sempre più di diventare un covo di fondamentalisti, pronti a scatenare una nuova guerra civile e a continuare a opprimere la popolazione con il sostegno della comunità internazionale.
Inoltre, Karzai ha cambiato la legge elettorale per poter controllare la commissione di controllo delle votazioni (ECC). L’emendamento consente al presidente di eleggere i cinque membri della commissione, mentre con la legge precedente tre membri erano eletti da UNAMA.

Questa politica, portata avanti solo per garantire agli Usa e ai paesi Nato di portare a casa le truppe dichiarandosi vincitori, chiuderà definitivamente le porte a tutti coloro che in Afghanistan hanno lottato e lavorato per creare le condizioni di una ripresa, a coloro che hanno difeso i diritti delle donne e dei bambini, la libertà di espressione, che si sono battuti perché le vittime dei crimini di guerra avessero giustizia.

Chiediamo ai Parlamenti dei nostri Paesi, al Parlamento Europeo, all’ONU, se hanno realmente a cuore la pace nell’area, di vigilare attentamente sul corso delle elezioni afghane, imponendo legalità e trasparenza, di chiedere ai loro governi di fermare la guerra e ritirare le truppe, di smettere di sostenere i criminali di guerra che hanno appoggiato e finanziato in tutti questi anni e dar voce e sostegno ai veri democratici afghani rimasti da sempre inascoltati.

PRIMI FIRMATARI

CISDA (Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane)
Vittorio Agnoletto (ex parlamentare europeo)
ICS (Istituto per la Cooperazione allo Sviluppo) Alessandria
Franco Calamida (giornalista)
Marc Herold (professore all’Università del New Hampshire, dipartimento di economia)
Emilio Molinari (Presidente Comitato italiano contratto mondiale acqua)
Carlo Monguzzi (ambientalista)
Basilio Rizzo (consigliere comunale di Milano)

APPELLO DELLA SOCIETA' CIVILE AFGHANA

Noi, membri e associazioni attive della società civile afghana, siamo profondamente preoccupati per lo svolgimento della prossima campagna elettorale e delle elezioni politiche che avranno luogo nel corso del mese di settembre 2010 nel nostro paese. Di seguito riportiamo alcune delle principali ragioni.

1. La sicurezza sta peggiorando di giorno in giorno e la principale causa di questa situazione è la guerra, che genera migliaia di vittime, in particolar modo tra i civili. Inoltre, in un paese guerra non sarà possibile tenere elezioni democratiche: il timore di attacchi e di ritorsioni intimorirà gli elettori impedendogli di recarsi alle urne. I principali attori coinvolti nella guerra e i responsabili per i problemi di sicurezza sono:
- i Talebani e le forze insorgenti i cui attacchi hanno ucciso, solo nel 2009, 1.630 civili .
- la NATO e le forze ISAF, i cui attacchi e bombardamenti sui villaggi hanno ucciso, solo nel 2009, 596 civili .
- tutti coloro che nelle istituzioni afghane (Parlamento, Governo, Polizia ecc.) sono ritenuti responsabili di aver commesso gli atroci crimini del passato .

2. La situazione delle donne: malgrado la Costituzione sancisca che “i cittadini afgani, uomini o donne, hanno gli stessi diritti e doveri di fronte alla legge” (Capitolo 2, Articolo 1), le donne afghane continuano a vivere in condizioni terribili. Migliaia sono i casi di stupro, violenza domestica e matrimoni forzati mentre i colpevoli di questi crimini non vengono chiamati a rispondere ad alcuna giurisdizione. L’evidenza più emblematica è quella della legge sul diritto di famiglia per la comunità Shia (che HRW ha definito “legge barbarica”) approvata dal Parlamento nel febbraio 2009 e firmata dal Presidente Karzai malgrado le severe critiche del Fondo per lo sviluppo delle donne delle nazioni Unite, della NATO, del Canada, degli Stati Uniti, di molti Paesi europei così come della società civile afghana. In tale situazione, la libertà di scelta delle donne alle elezioni sarà fortemente a rischio.

3. Molti segnali indicano una quasi totale mancanza di libertà di espressione e ciò significa che i candidati, i partiti politici, i giornalisti e i media in generale non saranno in grado di informare la popolazione sui loro programmi e su cosa questi comporteranno per i cittadini. Ciò mette in pericolo l’essenza della democrazia nel suo complesso.

4. La Legge sulla Riconciliazione Nazionale, l’Amnistia generale e la Stabilità Nazionale, emanata dal Parlamento afghano nel 2007 e pubblicata nella Gazzetta ufficiale alla fine del 2009, rappresenta un’altra minaccia a un processo elettorale corretto, specialmente a causa della storia passata di molti candidati. Al riguardo, l’International Centre for Transitional Justice (ICTJ) ha pubblicato un appello il 17 febbraio 2010 . La questione ha provocato molta preoccupazione anche nelle organizzazioni che fanno parte del Transitional Justice Coordination Group (TJCG), che hanno stilato un documento e convocato una conferenza stampa a Kabul il 10 marzo 2010 . Le associazioni dei parenti delle vittime hanno manifestato contro la legge sull’amnistia in diverse aree dell’Afghanistan (in occasione dell’anniversario del massacro di Afshar e del massacro di Herat) . Inoltre, La legge sull’amnistia e la riconciliazione con i Talebani e Gulbuddin Hekhmatyar che porterà molti uomini accusati di crimini in Parlamento, non lascerà spazio a candidati indipendenti e sostenitori della giustizia .

5. La corruzione endemica è largamente presente in ogni nodo delle istituzioni e anche questo mina le future elezioni. UNDOC ha recentemente pubblicato il rapporto Corruzione in Afghanistan, le tangenti raccontate dalle vittime nel quale si asserisce che “gli afghani, negli ultimi 12 mesi, hanno pagato 2,5 mld di dollari in tangenti, ovvero l’equivalente di quasi un quarto del Pil del Paese”. Anche l’associazione Transparency International di Berlino ha dichiarato, nella classifica Indice di percezione della corruzione (CPI), che la Somalia è il Paese più corrotto al mondo seguito dall’Afghanistan e dall’Iraq .

6. Nelle elezioni presidenziali del 2009 le frodi sono state diffuse (su 5 milioni di voti, 1,3 sono stati invalidati) e questo è emerso anche dalle denuncie del Rappresentante speciale delle Nazioni Unite in Afghanistan Kai Eid e dalla Commissione per le Contestazioni Elettorali (ECC). Malgrado ciò, il presidente Karzai ha modificato la legge per ottenere il controllo della Commissione. L’emendamento applicato consente ora al Presidente di nominare 5 membri dell’ECC mentre la legge precedente prevedeva che di questi fossero nominati da UNAMA . Questo non solo mina la legittimità delle elezioni presidenziali in Afghanistan ma pone seri dubbi sugli stanziamenti di fondi di 300 milioni di dollari che sono stati pagati dai contribuenti dei paesi occidentali coinvolti in Afghanistan.
Per tutte le ragioni citate chiediamo alla comunità internazionale e ai parlamenti di tutti i Paesi democratici, in particolare quelli presenti in Afghanistan, di considerare con attenzione il corso delle prossime elezioni parlamentari afghane, di spingere il governo afghano e gli organismi istituzionali a rispettare la legge, la nostra Costituzione e tutti i Trattati internazionali firmati dal nostro paese .

Chiediamo di:
A assicurare la sicurezza e la libertà di voto a tutta la popolazione, in particolare alle donne
B assicurare la libertà d’espressione
C rispettare i diritti umani
D fermare la corruzione e il traffico di droga
E fermare il massacro indiscriminato di civili durante le operazioni militari
F rimuovere dalle liste elettorali i candidati accusati di crimini contro l’umanità
G assicurare trasparenza e rendicontazione dei risultati elettorali
H supportare le organizzazioni democratiche e i cittadini durante e dopo le elezioni.




PRIMI FIRMATARI

- SAAJS (Social association of afgan justice seekers)
- AHRDO (Afghanistan Human Rights and Democracy Organization)
- OPAWC (Organization for Promoting Afghan Women’s Capabilities)
- ARTABAT
- HAMBASTAGI (Solidarity Party)
- HAWCA (Humanitarian Assistance for the Women and Children of Afghanistan)
- AFCECO
- Yaqub Ibrahimi: Journalist
- Sayed Perwez Kambakhsh: exiled Journalist
- Alim Mushfiq: Chief Editor of Kuhsaar Weekly
- Qaium Babak: Chief Editor of Jahan-e-Naw Daily
- Hafiz Gardish: Jurnalist/Columnist
- Haroon Khalili: Photo Journalist/writer
- Hamid Fahim: Journalist
- Sayed Nasim Bahman: Journalist/Producer
- Latif Sahak: Journalist
- Abdullah: Reporter
- Jaan Muhammad Habibi: Journalist
- Qasim Akhgar Political analyst editor of 8-Sabh (morning) now: working with AIHRC
- Abdul Rahman Orya Journalist Political analyst and ex editor of Mashal (light) of Democracy
- Abdul Rafea: Consultant in Science Academy of Afghanistan
- Ms. Humaira Ameer Rasuli: Director of Medica Mondiale
- Fazal Rahman Oria – Political Analyst and Journalist
- Medica Mondiale – Afghanistan
- Habib Rafi – Consultant to Science Academy


ENGLISH

In sight of the Afghan elections which are going to take place in September 2010, we received an appeal coming from several organizations and personalities of the Afghan civil society that denounce a dramatic situation, which has nothing to do with the picture usually given by the media of our countries.

The Afghan Parliament in charge, elected with many frauds, is composed for the majority of fundamentalist warlords (72%, besides a 6% of drug dealers, 4% of “moderate” taleban, 3% of conservative religiuos and 15% of democratic opposition), responsible of the distruction of the country and of the widespread corruption. In the last nine years those criminals have done nothing else but put in their pokets, through a perverted system of corruption denounced even by UN, the funds destined to the Afghan people and have oppressed the women as much and even in a worst way than in the past. A clear example is the Shia family law, signed by Karzai only to please the shia religiuos and get their votes.
Also, the National Reconciliation, General Amnesty and National Stability Law passed by the Afghan Parliament in 2007 and published in the Official gazette in late 2009 was approved only to guarantee total impunity to those responsible of atrocius crimes.

In the last nine years of occupation all the countries that are taking part in the Nato/Isaf military operations have guaranteed and financed with the money of our taxes a system of corruption and protection of war criminals, ensuring to their representatives to present themselves to the international community as democrats. By doing this our countries ignored the sufferings of Afghan people, to whom arrived very little amounts of the funds destined to the reconstruction, ant that didn’t see any justice for the crimes they suffered. The people of Afghanistan are still living in a war, under the fire of our bombs and of the taleban suicide bombers; all of this is causing great losses and more sufferings.

Now, with the inclusion of the so called “moderate taliban” and of war criminals like Gulbuddin Hekmatyar and his party (Hezb-e-islami) in the electoral process, the Afghan parliament risks to become, more than ever, a nest of dangerous fundamentists, ready to start a new civil war and to go on oppressing Afghan people with the support of the international community.

Moreover, president Karzai has changed the electoral law in order to give himself control of the Electoral Complaints Commission (ECC). The amendment allows the President to appoint all five members of the ECC, whereas under the previous law, three members were appointed by UNAMA.

This policy, made only in order to guarantee to the US and Nato to bring home the troops declaring to the world that “we prevaled”, will close for good the doors to all of those that have struggled and worked to create the conditions of a new course, to those that tried to defend women’s and children’s rights and freedom of expression, to those that struggled for ensuring some justice to the victims of war crimes.

We ask to the Parliaments of our countries, to the European Parliament, to the UN, if they really are willing to bring peace in the area to carefully watch over the course of Afghan elections and ask to the governments members of the Nato coalition to stop the occupation and give voice and support to the real Afghan democrats, ignored since ever.

FIRST SIGNATORY

CISDA (Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane)
Vittorio Agnoletto (ormer europena parliamentary)
ICS (Istituto per la Cooperazione allo Sviluppo) Alessandria
Franco Calamida (journalist)
Marc Herold (professor at University of New Hampshire)
Emilio Molinari (President Comitato italiano contratto mondiale acqua)
Carlo Monguzzi (ambientalist)
Basilio Rizzo (Milan Municipality councillor)


APPEAL FROM THE AFGHAN CIVIL SOCIETY

We, members and organizations active within the Afghan civil society, are deeply concerned about the course of the upcoming electoral campaign and political elections in our country, which will take place in September 2010. Below, some of the main challenges are highlighted.

1. The security situation is worsening day by day and the main reasons are to be sought in the war which is causing thousands of casualties, especially amongst civilians. Also, democratic elections should not be run in a country in which the war is raging; hence, the fear of attacks and retaliation will put the population in a state of fear, preventing them from going to the polls. The main actors involved in the war and responsible for the security problems are:
- the Taleban and insurgent forces, whose attacks have killed, only in the year 2009, 1630 civilians ;
- NATO and ISAF forces, whose bombings and attacks on villages have killed, only in the year 2009, 596 civilians ;
- all of those in control of Afghan institutions (Parliament, Government, Police etc.) responsible for the past atrocious crimes .

2. The women’s situation: although our Constitution states that “the citizens of Afghanistan – men or women – have equal rights and duties before the law” (Chapter 2, Article 1), Afghan women still live under dire circumstances. Thousands are the cases of rape, domestic violence and forced marriages the perpetrators of which do not face any accountability or rule of law. The most emblematic evidence of this is the Shia Family Law (which HRW called “barbaric law”) approved by the Parliament in February 2009 and signed later by President Karzai . This took place despite severe criticisms coming from the United Nations Development Fund for Women, the NATO, Canada, the United States, many European countries as well as the Afghan civil society. In such a situation, a woman’s free choice to vote at the polls will be seriously at risk.

3. Many signs indicate an almost total lack of freedom of expression, which means that candidates, political parties, journalists and media in general will not be able to inform the population about their agendas and their impact on the citizens. This undermines the essence of democracy altogether.

4. The National Reconciliation, General Amnesty and National Stability Law passed by the Afghan Parliament in 2007 and published in the Official gazette in late 2009 poses another threat to a clean electoral process, especially regarding the record of many candidates. On this issue the International Center for Transitional Justice (ICTJ) released a statement on 17th February 2010 . This issue was also great concern for the TJCG that realeased a document and held a press conference in Kabul on 10th March 2010 . The victim groups showed their protest against the amnesty law in various areas of Afghanistan (Afshar massacare anniversary and Herat massacre anniversary) . Also, the amnesty and reconciliation bill with Taliban and Gulbuddin Hekhmatyar which will bring many people alleged of crimes in Parliament, won’t leave room for independent and justice-loving representatives .

5. The endemic corruption is widespread in every ganglia of the institutions, and this severely undermines the future elections. The UNDOC recently released a report called Corruption in Afghanistan, Bribery as reported by the victims which asserts that “Afghans paid $2.5bn in bribes over the past 12 months, or the equivalent of almost one quarter of legittimate GDP”. Also, the Berlin-based Transparency International said in its annual Corruption Perceptions Index (CPI) that Somalia is the world’s most corrupt country followed by Afghanistan and Iraq .

6. In the 2009’s presidential elections the fraud was widespread (out of around 5 million votes 1.3 were invalidated), as stated by the special representative of UN in Afghanistan Kai Eid and the Electoral Complaints Commission (ECC). Despite this, president Karzai has changed the law in order to give himself control of the Electoral Complaints Commission (ECC). The amendment allows the President to appoint all five members of the ECC, whereas under the previous law, three members were appointed by UNAMA . Such acts not only undermines the legitimacy of the presidential elections in Afghanistan but also it questions the United Nations’ $300 million fund which comes from the tax payments by the citizens of the countries involved in Afghanistan.

For all the above reasons we ask the International community and the Parliaments of all democratic countries, especially those involved in Afghanistan, to watch carefully the oncoming Afghan parliamentary elections, urging the Afghan Government and institutional bodies to respect the rule of law, our Constitution and all the treaties signed by our country .

The following are our requests:
A. ensure the security and the freedom of vote to the whole population, especially the women
B. ensure the freedom of expression
C. respect human rights
D. stop the corruption and the drug trafficking
E. stop the indiscriminate killing of civilians during military operations
F. remove from the lists those alleged of crimes against humanity
G. ensure transparency and accountability of electoral results
H. support the democratic organizations and individuals during and after the elections.








FIRST SIGNATORIES

- SAAJS (Social association of afgan justice seekers)
- AHRDO (Afghanistan Human Rights and Democracy Organization)
- OPAWC (Organization for Promoting Afghan Women’s Capabilities)
- ARTABAT
- HAMBASTAGI (Solidarity Party)
- HAWCA (Humanitarian Assistance for the Women and Children of Afghanistan)
- AFCECO
- Yaqub Ibrahimi: Journalist
- Sayed Perwez Kambakhsh: exiled Journalist
- Alim Mushfiq: Chief Editor of Kuhsaar Weekly
- Qaium Babak: Chief Editor of Jahan-e-Naw Daily
- Hafiz Gardish: Jurnalist/Columnist
- Haroon Khalili: Photo Journalist/writer
- Hamid Fahim: Journalist
- Sayed Nasim Bahman: Journalist/Producer
- Latif Sahak: Journalist
- Abdullah: Reporter
- Jaan Muhammad Habibi: Journalist
- Qasim Akhgar Political analyst editor of 8-Sabh (morning) now
- Abdul Rahman Orya Journalist Political analyst and ex editor of Mashal (light) of Democracy
- Abdul Rafea: Consultant in Science Academy of Afghanistan
- Ms. Humaira Ameer Rasuli: Director of Medica Mondiale
- Fazal Rahman Oria – Political Analyst and Journalist
- Medica Mondiale – Afghanistan
- Habib Rafi – Consultant to Science Academy

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Informazioni

Laura QuagliuoloDa:
Politica internazionaleIn:
Destinatario petizione:
parlamento europeo, parlamenti e governi nazionali dei paesi impegnati in afghanistan, opinione pubblica

Sostenitori ufficiali della petizione:
CISDA

Tags

afghan parliament, afghanistan, corruption, corruzione, elections, elezioni, parlamento afghano, signori della guerra, warlords

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